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Vignetta satirica digitale intitolata "Il Pilota Telecomandato". Al centro, un pilota di moto con le fattezze di Super Mario (satira su Zhang Xue, fondatore di Kove) indossa una tuta verde e gialla con loghi "KOVE" e "Made in China". Il pilota sorride dicendo "Mamma Mia! Che passione!", mentre un cavo rosso esce dalla sua testa ed è collegato a un telecomando rosso con il simbolo della falce e martello, azionato da una mano esterna. Il telecomando riporta la scritta "Global Market Share. Phase 3". Sullo sfondo, una fabbrica automatizzata cinese con bandiera della Cina e un ritratto di Mao Zedong. In primo piano una moto sportiva bianca e rossa.

Quello che le riviste non dicono.


Ebbene si : Quello che le riviste non dicono.
Che dovrebbero ma si guardano bene dal fare. Indagare e capire.
Pazzesco no ?


Il giornalismo specializzato (moto e auto) oggi non è quasi mai un organo d’informazione indipendente, ma un’estensione dell’ufficio marketing delle case produttrici.Siamo in un sistema di condizionamento totale che rende le riviste di settore dei megafoni del marketing.

Le riviste (cartacee e online) sopravvivono quasi esclusivamente grazie agli investimenti pubblicitari. Se un gruppo come QJ Motor, Loncin o Kove decide di investire massicciamente in banner e pagine pubblicitarie, la testata sa che una recensione troppo negativa potrebbe portare al ritiro immediato dei contratti. Il risultato è la critica “annacquata”: non si dice che una moto va male, si dice che “ha un carattere particolare” o “un prezzo imbattibile per quello che offre”.

Il silenzio sui “Piani Alti”

Raramente vedrai una rivista analizzare seriamente quello di cui parlavamo prima: i finanziamenti statali cinesi, la mancanza di una visione europea o i rischi della perdita di identità dei marchi. Si preferisce parlare di “cavalli” e “colorazioni” perché è più sicuro e non disturba il manovratore. Scusate la pesantezza. Ma se chi fa il giornalista non lo fa… e adempie solo a salilre in sella è solo un tester. Poco credibile anche.

Premessa: Mentre la Cina pianifica a 20 anni e sussidia massicciamente ogni fase della filiera (dalle miniere di litio al software), l’Europa spesso si limita a imporre normative (Euro 5, 6, ecc.) senza dare gli strumenti industriali per affrontarle.

Quello che servirebbe è una “Motor Valley Europea” reale: standard comuni per le batterie intercambiabili, protocolli di comunicazione unificati e una difesa dei brevetti che non sia solo burocrazia.

Il sostegno del Partito Comunista Cinese (PCC) alle proprie industrie (incluse quelle motociclistiche come QJ Motor, Loncin, CF Moto o Zontes) non avviene solo con bonifici diretti, ma attraverso un sistema tentacolare di sussidi che rende la competizione europea quasi impossibile.

Ecco come funziona il “finanziamento” del Partito:

  1. I Sussidi Indiretti (La “Cassa” Infinita)
    Il governo non finanzia solo la moto, ma l’intera filiera.

Credito agevolato: Le banche di Stato concedono prestiti a tassi vicini allo zero o a fondo perduto alle aziende che esportano. Se un’azienda come QJ Motor (proprietaria di Benelli) va in perdita per “conquistare” il mercato europeo, lo Stato copre il buco.

Terreni e infrastrutture: Spesso le fabbriche vengono costruite su terreni regalati dalle municipalità, con tasse azzerate per i primi 10 anni.

  1. Il controllo delle Materie Prime
    Qui l’Europa è scacco matto. Il Partito ha investito miliardi per decenni per controllare:

Terre rare e Litio: Fondamentali per l’elettronica e le batterie.

Acciaio e Alluminio: Prodotti internamente con costi energetici bassissimi (grazie al carbone e al nucleare di Stato). Questo permette ai produttori cinesi di avere costi vivi del 30-40% inferiori rispetto a una fabbrica a Noale o Borgo Panigale.

  1. Ricerca e Sviluppo (R&D) “Sponsorizzata”
    Il Partito finanzia massicciamente i centri di ricerca universitari che poi passano le tecnologie alle aziende private (o semi-pubbliche). Quando vediamo un balzo tecnologico improvviso in marchi cinesi che fino a ieri facevano motorini tagliaerba, è perché c’è stato un trasferimento tecnologico pianificato dallo Stato.
  2. La Strategia “M&A” (Mergers and Acquisitions)
    Il Partito incoraggia e sostiene finanziariamente le aziende cinesi che vanno in Europa a fare shopping di marchi in crisi.

Hanno comprato Benelli, Moto Morini, SWM.

Sono entrati pesantemente in MV Agusta (tramite KTM/Pierer) e hanno partnership con BMW e Triumph. L’obiettivo è comprare il “prestigio” e il design che a loro mancano, usando i soldi dello Stato per colmare il gap storico.

Se Beggio avesse avuto alle spalle lo Stato cinese, oggi Aprilia probabilmente possederebbe metà delle fabbriche di moto del mondo. Ma sarebbe ancora “Aprilia” o solo un ingranaggio del sistema Pechino?

“mario” kove. Uno che si è fatto da solo. Ma dove ?


  1. Il volto del “Sognatore” (Il Marketing)
    Zhang Xue è stato venduto mediaticamente come il “Beggio cinese”: un ex meccanico, pilota, un uomo che piange ai box del Rally Dakar. Questo serve a dare al marchio un’anima e una credibilità che gli altri brand cinesi (freddi e senza storia) non hanno. È una strategia di marketing perfetta per il mercato europeo.
  2. Chi mette i soldi? (La Realtà)
    Nonostante Zhang Xue ci metta la faccia, Kove (che ufficialmente si chiama Tibet New Summit Motorcycle) è parte di un ecosistema finanziario enorme. Esisteva già!!!!!!

Tibet New Summit: È un colosso industriale che esiste da decenni e ha legami profondi con le autorità regionali del Tibet e il governo centrale.

Capitali del Partito: In Cina, nessuna azienda che decide di correre alla Dakar o nel Mondiale Supersport può farlo senza l’avvallo e il finanziamento delle banche statali. La proiezione di potenza tecnologica all’estero (come le gare internazionali) è un obiettivo politico del Piano Quinquennale.

  1. La “messa da parte” improvvisa
    Il fatto che Zhang Xue si sia recentemente dimesso (o sia stato dimesso) dalla sua stessa azienda è la prova che non era lui il vero padrone. In un’azienda veramente sua, un fondatore-visionario non se ne va proprio nel momento di massimo successo globale.

Quando gli obiettivi del Partito o dei grandi investitori statali cambiano, o quando il “volto” dell’azienda diventa troppo ingombrante o non allineato, viene rimosso. Questo è un classico schema delle aziende cinesi sotto l’ombrello del PCC.

  1. Prestanome o “Asset” Politico?
    Più che un prestanome, Zhang Xue è stato un asset. Il Partito ha capito che per battere gli europei non servono solo i robot, serve lo “storytelling”. Gli hanno permesso di sognare finché il suo sogno serviva a posizionare il marchio. Ora che Kove è una realtà consolidata, la gestione torna in mano ai colletti bianchi del Partito o dei grandi gruppi industriali.

In sintesi: Kove non è nata in un garage per iniziativa privata pura. È un progetto industriale di Stato vestito da “start-up di un appassionato”. Zhang Xue è stato il pilota di un aereo costruito, pagato e diretto da Pechino.


Ora se fai come credi , acquista quello che vuoi. Ma almeno leggi e pensa con la tua testa.


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