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nuova moto guzzi The Trip nelle colorazioni verde e rossa

The Trip. Benvenuta.

Guardo questa nuova moto in fotografia e, nella colorazione verde, devo dire che mi piace e parecchio.

Certo, ci sono alcuni punti che mi lasciano un po’ perplesso, come ad esempio l’ammortizzatore laterale privo di leveraggi o il serbatoio metallico.

Però la moto c’è: la cilindrata è interessante, il peso anche, e si propone come una moto semplice all’apparenza ma di grande sostanza.

C’è gente che critica a prescindere. Sempre. Comunque.
Ho letto le cose più assurde. Di telai uguali alla tuono, di soluzioni economiche, il tutto condito da una superficialità estrema e da pregiudizi profondi.

Innanzitutto, i telai sono diversi dalla cugina e questo non va certo a beneficio di un’economia di scala, tanto per dire — e poi la sostanza di una moto va testata, o almeno provata, prima di aprire bocca. O toccata dal vivo. Ma sappiamo oggi come gira l’opinione e chi spesso sono i tester moderni..

La trovo ben proporzionata e disegnata. C’è stile. Semplicità ma non banalissima.
Il raccordo collettori marmitta gira elegante e lo scarico è corto e discreto.
Il forcellone posteriore è bello. Le maniglie posteriori ampie. Sembrano anche ben accessibili. Per le quote e ginocchia…non saprei dire. Occorre salirci. Almeno.

Vorrei oltrepassare il “sentire” di coloro che si definiscono veri guzzisti, ovvero di chi pensa che Guzzi equivalga esclusivamente al motore bicilindrico a V o cardano.

I custodi del tempio.


Le sinergie tra brand e la produzione oltreconfine sono elementi ormai caratteristici di chi opera sui mercati globali, e allargare l’offerta tramite proposte diversificate era decisamente auspicabile.

Scorgo una family style con la Mandello nel serbatoio. Che male non fa.
La forcella dorata nella colorazione nera della moto crea un bellissimo effetto con l’aquila sul serbatoio.

D’altronde, ci sono state proposte Guzzi come l’Audace che sono state osannate sui social… ma poi comprate praticamente da nessuno.

Non dimentichiamo poi che, visti anche i costi folli del carburante, una moto come la “The Trip” si colloca in un posizionamento di mercato estremamente interessante. È il mezzo da considerare e valutare con attenzione per chi la moto la usa davvero tutti i giorni, per il commuting o per il giro dietro casa, senza avere velleità né del tempo sul giro in stile pista, né l’esigenza di partire per un viaggio in coppia stracarico di valigie diretto a Caponord. 
Il vero lusso non è avere più cavalli. È avere più tempo. Più libertà. 
Più facilità. Meno costi
.

Esserci sul mercato, anche in quella cilindrata e con un’offerta competitiva, oggi è semplicemente indispensabile. Non si può pensare di sopravvivere solo con modelli di nicchia acquistati esclusivamente da una cerchia ristretta di appassionati e coloro che si auto definiscono “intenditori”: per guardare al futuro servono numeri, presenza e la capacità di intercettare esigenze nuove e anche moto accessibili per prezzo di acquisto e manutenzione.

Questa ha l’aria di dirti: Abbiamo finito il lavoro , ora andiamo a farci un giretto.
Magari è venerdì e hai lo zainetto con giusto 2 cose dietro sulla sella e da solo e poi ti ritrovi più distante di quanto potessi immaginare. Per quanto possa avere autonomia un serbatoio di soli 15 litri. Ed ecco che allora magari passerai ad altro.O potrebbe andarti bene così. Conosco un tizio che ha un shiver con 240.000km. Per dire..

E magari con questa fai 28 km/l e te la godi . Vedremo.

Gruppo ottico full LED, la cui firma luminosa disegna l’Aquila Moto Guzzi in chiave moderna. Ritengo e continuerò a scrivere sempre che i fari sigillati siano una cagata moderna. SU TUTTE.
Trovo azzeccata la scelta di semplice display TFT circolare da 3,6 pollici!
Una “televisione” qui sarebbe stata ridicola.
Persiste la scelta tramite connessione allo smartphone, della navigazione integrata a pittogrammi. Poco ma meglio di nulla.
Mi sorprendono invece i blocchetti retroilluminati. Che sembrano cosa nuova ai “cinesari” ma le gilera 125 li avevano…nel 1986.

La sostanza nei numeri e nella tecnica

Andando ad analizzare la scheda tecnica, ci sono elementi che dipingono il quadro di un mezzo estremamente agile, facile e accessibile:

  • Motore: Bicilindrico parallelo, gemello di quello della Tuono 457.Presumo rivisto per erogazione.
  • Potenza e patente: Sfiora i 48 CV, rientrando perfettamente nel limite per i titolari di patente A2.
  • Elettronica: Acceleratore elettronico Ride-by-Wire e tre mappe motore (Road, Sport e Rain).
  • Trasmissione: Cambio a 6 marce dotato di Quick Shifter per una guida semplice e coinvolgente, con trasmissione finale a catena (e non ad albero).
  • Ciclistica e freni: Inedito telaio in acciaio supportato da una forcella tradizionale (regolabile??) , ammortizzatore posteriore regolabile a ghiera (male) e singolo disco anteriore di buone dimensioni.
  • Dimensioni: Due dati fondamentali su tutti — solo 180 kg di peso e un’altezza sella di 790 mm, a garanzia di accessibilità anche ai diversamente alti.

Si poteva fare meglio ? EH si. Come SEMPRE.
Mono regolabile tramite pomello e leveraggi. Anteriore aspettiamo di provarla.

Il marketing…. ok ragazzi i nomi …ma

Green Grove. Red Beat.Black Metropolis. No dai… cazzo.
Almeno associateli a “concetti” italiani. “Verde Umbria” “Rosso Sicilia” etc..,.

Alla fine: si eredita una architettura , affidabilità e messa a punto solitamente certosina di un propulsore collaudato dai tecnici di Noale. Si realizza un mezzo accessibile per vari aspetti.
Non è che si intercetti una tendenza del mercato.
E’ una richiesta reale.
C ‘è ed è forte. Il downsizing di chi per mille motivi (e tutti validi sottolineo) non è interessato a mostri di 140 cv e 250kg , prestazioni e o gestioni difficili su strada o per le tasche.

Poi : Vedremo , proveremo. Con calma. A modo nostro.