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La moto della mia giovinezza, il regalo di mio padre che ha dato inizio a tutto.

Il giorno di dolore che uno ha: la perdita di un padre

Dicono che il tempo curi ogni ferita, ma la perdita di un padre apre un vuoto che nessuna lancetta può colmare davvero. È il giorno di dolore che uno ha, quello che arriva all’improvviso o che resta lì, sospeso, a ricordarti che nulla sarà più come prima. In queste righe cerco di dare un nome a quel silenzio, trasformando il dolore in memoria per onorare chi mi ha guidato fino a qui.

Devastato. E non pensavo.
Pensi di essere pronto. E mi manchi già da morire.

E il vuoto non lo colmerò. Lo so già.

Perchè è giusto che sia così. Caro papà.

Per raccontarti basta un episodio.
Recentissimo. Perchè avvenuto l’ultimo giorno in cui eri con noi.

E’ venerdi 26.
Ti alzi, ma sei stanco.Molto.Nonostante tu abbia dormito più del solito.
Poi segue la doccia,non senza essere consapevole a momenti del tuo stato.
Un uomo costretto all’aiuto. Uno spirito indomito distrutto progressivamente dalle operazioni,dalle patologie fisiche e nella mente.
Sempre meno lucidamente ti ricolleghi al mondo.
Mentre vieni insaponato scuoti la testa e dici: “guarda come sono ridotto.”
Come fosse una colpa.
Costantemente sopraffatto dal lancinante dolore per la mancanza della tua amata Betty.
Che ti consuma.
Come lo era stato molti anni prima la perdita della tua figlia “chicca” Francesca.
E dei tuoi cari fratelli e sorelle e nipoti poi.Sofferti. Tutti.
E tutti noi che ti assistevamo eravamo la tua Betty più volte al giorno.
Il tuo pensiero fisso. Il rifiuto della sua mancanza.60 anni insieme.

E’ mattina inoltrata ed usciamo in auto.
Andiamo verso il lago che è a pochi chilometri dalla tua casetta a schiera.
La strada scivola via veloce . Attraverso il finestrino ti guardi attorno ed ecco il tuo stupore per il sole, il cielo blu e i colli verdi in questa insolita calda giornata di dicembre.
“Mamma mia che bello, ed era tanto che non venivo qua.”
Giunti al parcheggio la macchina si infanga.
Ti facciamo scendere cautamente e poi resti appoggiato al tuo carrello da passeggio.Ben coperto.
Noi siamo in difficoltà nella manovra.
Proviamo una due tre , enne volte ad uscirne da quel blocco.

A un certo punto dici : “vi aiuto io a spingere!”

Ecco, che in questa frase c’è tutta la tua vita raccolta in una frase.
Tu, malato, distrutto nel corpo e nel pensiero.
Ancora una volta , la tua generosità sempre realizzata nei fatti, con le azioni e con la fatica.
Padre di poche , anzi pochissime parole.
Perchè questa ,è stata la vostra generazione : quelli che hanno costruito questo paese nei fatti, costruito famiglie con il sacrificio e trasmesso valori, con il sudore , quello vero del lavoro nei deserti,lavorando sempre duro senza mai avere alcuno sconto dalla vita.
Tuttaltro.
Esserci per chi ne avesse bisogno nel concreto. Nel silenzio.
Che fossero figli o nipoti o l’amico dell’orto.
Che fosse un bambino di quelli che allenavi a calcio. Per acquistagli di nascosto le scarpe.
O per pagare il cancelletto a quella giovane coppia spiantata il cui bambino usciva pericolosamente dal giardino.

In fondo quello che rimane di noi è sempre e solo l’amore che abbiamo donato.

Te ne sei andato senza volerci disturbare, In cucina. Alle due e mezza di notte.
La tua tazza preferita la avevi appena riempita di latte.
Giaci disteso sul pavimento inerme.Accovacciato.
Nel pieno della notte silenziosa.
Senza esalare un alito. Ci provo ..ma tu non respiri.
Te ne sei andato, maledizione, senza che noi ci accorgessimo di nulla nonostante fossimo a pochi metri da te.

Lieve. Nei tuoi passi. Ma con i pensieri oramai troppo pesanti. Insostenibili.
Nell’essere uomo tenace fino al tuo ultimo debolissimo ed incerto passo.
Non voler dipendere da nessuno.E voler trovare finalmente pace.
Ogni oggetto parla di voi, di te e mamma. Di noi. Ed è stra zian te.
Penso ad ogni volta che non sono stato all’altezza. E me ne dispero.

Ti ho accarezzato il viso scavato dopo cena mentre eri seduto in silenzio sulla sedia e poi alle 9 e 5 ti ho messo a letto.

TI sei infilato sotto il piumone e una coltre di coperte in lana che sembravano non bastare mai.
TI ho rimboccato.
Mi hai detto “grazie”. Tu che hai detto grazie a me…

Grottesco.UN devastante dolore. Un mondo rovesciato.
Capisci Papà? Lo sapevi già. Ovviamente.

E ogni viaggio che ho fatto , eri e sarai sempre con me. Ti amo papà.



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2 risposte a “Il giorno di dolore che uno ha: la perdita di un padre”

  1. Avatar alberto
    alberto

    Ho perso il mio papa’ per il maledetto covid, solo e noi chiusi in casa. Quante volte gli ho chiesto scusa senza poterglielo dire. ” i miei figli passano tutti i giorni, lavorano tanto e si possono fermare poco” disse ad una infermiera vestita da astronauta che lo imboccava prima che il maledetto lo piegasse. Quasi a scusarsi per noi. Per la nostra assenza. Gente con la schiena dritta. Fino alla fine.
    Grazie per le belle parole.

  2. Avatar Fabrizio
    Fabrizio

    Grazie per averci emozionato rendendoci partecipi dei tuoi intimi e profondi sentimenti, la tua anima è speciale come ogni papà lo è e lo sarà sempre!

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