Durante un giro in moto, capita di passare vicino a un motoraduno.
A volte per caso , a volte volutamente per staccare la spina , giungerci volutamente e trascorrere qualche ora ascoltando un po’ di musica e svagando la mente.
Non è raro che buoni gruppi musicali si esibiscano in queste manifestazioni.
Dipende. A volte si altre no.
A volte si arriva e si guarda. In moto. Altre moto.
E alla fine ci sono capitato. Ecco come.
FRESCHETTO
Parto prestino.Senza meta.Bel freschetto.
Mi concedo sosta rapida in punto panoramico vicino a casa ,celebre luogo che tra poco vedrà salire in qualifica Marquez, Bezzecchi e compagnia imitante ma senza altrettante virtù.

Italia.Sempre sorprendente.
Il tepore della pianura mi accoglie ed è gradito.
Girovago quasi senza meta per l’ennesima volta tra brekkene e stradine e campagne
e stradine e brekkene. Ricorsivamente ma in direzione sud. Non c’è nessuno.
Provinciali e sterrate e giungo nei pressi di una villa veneta e sosto all’ombra.
Italia ? Pazzesca. Nel nulla ti trovi cose incredibili. Che se fossi altrove inizierebbero 50 km prima i cartelli.

Il setting minchiam.
Mi maledico per avere gonfiato la gomma anteriore ad minchiam a casa con il compressore con il manometro rotto. Duretta anche troppo…esageratamente direi.
Tra un argine, uno sterrato e strade voraginose confido e mi affido speranzoso in “Zuperiore Teknolocia Teteska Kontinental” e che non mi SCIOPPI la gomma.
Scioppi….proprio dialettazzo.
Alcuni tratti che sarebbero normalissimi grazie al mio speciale setting racing (ma da pista) diventano un po’ impegnativi-

Cazzo, ho pulito la moto solo pochissimi giorni fa , e sono già per stradine.
Quella sopra è bella. E infatti mi sono fermato… altre meno.Molto.
Mi dò del COLIONE proprio scritto e pensato in questo modo. Ma non tanto per lo sporco.
Me lo dò due volte e in maiuscolo e carattere BOLD , in quanto reduce da altro malessere renale.
In piedi sulle pedane. Questi scossoni tutta salute…caldamente raccomandati ovviamente.
Ma possibile che lo sia ? Si. Ecco perchè anche ‘sto giro sono da solo?
Alla fine ancora una volta Io e le Nutrie. Potrebbe essere il nome di una Band.
Nutrie tante, vive o morte. Grandi e piccole a pancia in su a pancia in giu…
Anche una biscia. Che strisssia.
Chi ha avuto il mal di pancia, chi deve fare questo o quello, chi gentilmente te lo fa capire educatamente:
“ma manco col cazzo che vengo con la moto da 13.000 euro a smerdarla dove poi vuoi andare, ma vai vai..”.
Giuro. Ma non era tutto previstissimo.
E’ che tanto oramai va così. Faccio pace con me stesso e le mie debolezze.
Finisco anche per volermi bene come sono. 🙂
Allora vado e vado…che poi son mica nemmeno tanto lontano da casa.
Ma quando fai già ore da solo tra campagne, canali e fossi perdi un po’ la cognizione del tempo.
E’ un momento di benessere e appagamento. Per me.
Via attraverso altre arterie intasatissime…
Pipi, salvietta,thermos,apri bevi, chiudi, metti via, guardi il gps, fai una giravolta falla un’altra volta… svieni, ritorni in te e non è passato nessuno. Che se stai male veramente le nutrie fanno un ciccio party memorabile. Ma non oggi.

Tra sali scendi foto e dove vado ..chi sono ..che senso ha la vita, grazie ad internet decido di puntare al motoraduno non distante da dove mi trovo.
Magari troverò una risposta.
Invece lo confesso è anche e soprattutto la scusa di mangiare qualcosa.
In moto sono un tipo deciso. Mia moglie lo ricorda ancora.
Febbraio tanti anni fa : Dovevamo andare al lago. IL GIRETTO.
Quelli che si fanno “tanto per muovere la moto”.
Una trentina di chilometri, cioccolata calda e poi a rientro.
Alle 20:40 eravamo a passo Vezzena noi e il gatto delle nevi su strada ghiacciata, dopo avere fatto tutto altipiano di Asiago. Non mi parlò per un po’.
Le donne. Valle a capire!
Ecco. Ne consegue che ancor prima di arrivare, grazie ai miei sensi alcolici ipersviluppati, scorgo un pub e mi fermo li. Ottima scelta nonostante vada ad acqua.
Sosta placida all’ombra, leggera brezza ottimo cibo (poco) e la prima grossa maledetta zanzara tigre cerca il buffet su di me. Due volte. La terza il SuperFaust che cìè in me la giustizia. Sorry. Guidare con la mano prurigginosa no.
Nessuno mi spia e quello che non dovrei mangiare lo mangio. Amen.


Il bello è che in Italia non hai bisogno di AI per una foto e qualcosa di bello e interessante. Basta fermarsi a caso… 🙂
Poca , anzi pochissima strada e ci siamo.
Certi motoraduni li riconosci anche da lontano.
In particolare un raduno “bikers“: vedi file di moto scure parcheggiate, tende piantate e spesso musica heavy.
Pur ascoltando a volte volentieri ANCHE il genere mi verrebbe da inserire il jack saldato nella presa audio e fraccargli su PUPO , NILLA PIZZI e CRISTINA D’AVENA in loop.
E vedere di nascosto l’effetto che fa.
Inesorabile da qualche parte una bandiera della Harley Davidson sventola alta e sbiadita sulla bancarella di vendita di gadgets e abbigliamento.
Che se in giro poi chiedi
- “che moto hai” ?
- “Una harley”
ma sto povero Davidson che cazzo di male vi ha fatto poraccio ??
Perchè beata ignoranza solo grazie all’aiuto dei fratelli di Arthur,Walter e William A. Davidson, nasce ufficialmente la Harley-Davidson Motor Company.
Quindi si dovrebbe dire caso mai ho una “Davidson”.
C’è caldo, perchè 23 gradi è caldo. Punto. Attraverso la zona con il brecciolino e parcheggio.
Guadagno l’ombra trascinando un po’ gli stivaloni. Non oso pensare all’estate qui.
Oltre i 30 gradi la mia mente switcha in modalità “disidratazione – datemi acqua”.

Il resto? Lo sai già: Marmitte che urlano anche per le manovre da fermi, e gente che sembra più interessata a farsi notare che a godersi davvero la strada.
Anche se c’è chi di strada ovviamente ne fa e ne ha fatta realmente tantissima.
Giacche, toppe, tatuaggi, gilets smanicati che ti chiedi se per loro non esista l’ape Maia…il dolore articolare, l’infiammazione etc..
Sguardi truci ma non troppo , piercing , pelle , jeans stracciati.
Rob Halford alla fine è rimasto a casa o ha dato buca.Però lui ha fatto “coming out..” e forse per questo non lo vogliono più.

Tu con la tua giacchetta mototuristica fluo sei un pelettino fuori “contesto”.
Non che nessuno ti dica nulla , il clima è anche bello e l’eccentricità dilagante.
Talmente estesa da essere puramente conformista.
Credo che sia , analogamente ai tifosi di calcio un puro esempio di groupthink,
la dove il desiderio di appartenza ad un gruppo prevale sul pensiero critico personale.
Ma lungi da me…altre “elucubrescions” non sono uno psicologo è che mi piace osservare. E un po’ mi piace anche questa sagra paesana travestita da “wilds on the road”.
Ma nel frattempo osservo appunto che fa un casso di caldo.
Una volta tolta la giacca, non va molto meglio…
Non tanto per il calore ma per il “corredino”. Sotto indosso una tenerissima “angelica” termica azzurrina asilo.
Oh così è. Boia cha caldo 2 ! Vado a bere. Ancora. Solo acqua. In bottiglia bella fresca.
Resto seduto tranquillamente all’ombra dei tendoni sulla panca e osservo il mondo che gira..
L’evento è organizzato molto bene. Bravissimi. Cibo,cassa, coperture, spazi, bibite etc..
EASY RIDER.
Un signore davanti a me combatte duramente con la pedivella di accensione della propria moto.
All’ennesimo tentativo desiste.Dove “enne” è davvero tanto. Dopo avere spippolato sopra sotto di fianco invocando silentemente anche i santi fuori calendario presumo.
Al primo tentativo io mi sarei sfasciato entrambe le gambe, bloccato con la schiena e pirlato ingloriosamente a terra.

Mezzo stile easy ride dicevo, serbatoio minimalissimo, manubrio alto compressione bicilindrica importante.
Avviamento a pedale. Proprio vero il mondo è bello perchè è vario.
Ognuno però è nel proprio guscio, in una finta fratellanza che si sgretola al sole padano.Nessuno lo caga. Nessuno lo aiuta.Nessuno interagisce davvero. A me pare cosi..
Io al suo posto non saprei cosa fare se in ordine sparso , pregare, chiamare l’assistenza stradale, imprecare.

TOPPE O PIGIAMA
Quando il “diverso” sei tu arrivano in piccoli gruppi , si avvicinano, si guardano e poi siedono all’altro tavolo.
Non ho toppe, tatuaggi e birra in mano. Da 26 anni non attacco piu’ nemmeno un ricordo di un giro in moto sulle mie moto.
Non indosso scritte di moto di band ,aforismi, non ci sono frasi non ci sono loghi.
Forse sembro in pigiama, probabilmente scappato da qualche casa di cura geriatrica agli altrui sguardi. Poco ci manca effettivamente.
FRATELLANZA E ACCETTAZIONE
Quattro passi. Mi va in occhio un modello di moto che ben conosco.
Due parole, ed il proprietario , tal Enrico Ruggeri in versione fat boy tatuato è convinto che la sua moto sia del 2006. Provo a spiegargli che quella carena nel 2006 non la facevano più.
Dal 2003. Tu lo sai perchè…lo sai. 🙂 Conoscevi questo e quello…ma soprattutto ne hai avute tre.
Ma siccome lui è li con altri compagni (gli Champagne Molotov?) e piuttosto di ammettere che non sa un cazzo di niente in realtà del proprio mezzo o gli hanno rifilato una inchiappettata, si gira dall’altra parte e a quel punto mi ignora.
Poi guarda furtivamente la propria moto e gli leggo negli occhi “ko-ko-ko kontessa, tu non sei più la stessa!”
All’improvviso sono diventato trasparente ai suoi occhi.
Oppure mi hanno riportato sulla Enterprise con il teletrasporto.
“Hai ragione Spock ,noi non dobbiamo interferire con altre civiltà!”

Ah ma quanto è bella questa “fratellanza” motociclistica? Il dialogo e l’apertura.La conoscenza.
TEATRALITA’ ?
Torno al tavolino e ho voglia di strafarmi e quindi mi abbandono ad una altra pinta di h20 ma leggermente frizzante servita dalla signorina “ferramenta/piercing/rappresentate di tatoo/taglioshortColored”.
Perchè tutto questo è bello e nel 2026 si pensa faccia ancora punk e wow.
McLaren secondo me si gongola ancora.
Ok Punk is not died. ‘Nammo avanti.
Che poi sto giochino dell’amica che dice “eh… ma guarda che se la conosci è una bravissima persona!” E chi cazzo mai pensa il contrario ?
Penso solo che visti i lineamenti invece di enfatizzare questo o quello potrebbe fare diversamente.
C’è pure chi suona e bene con un cestello del pollo fritto in testa e contento lui contenti tutti.
Però penso che sia una inutile pirlata mortificante.
Distinguendo la sua inutile (per me ) teatralità dalle sue capacità musicali.
Lo stupore e la voglia di apparire che non stupisce più nessuno.Almeno non me che a 19 anni vivevo attaccato al Leoncavallo.
Tutto quello che c’era da trasgredire è già stato fatto.
Non serve vestire un un certo modo per ascoltare certa musica, o guidare una certa moto, a meno che tu non abbia estremi bisogni di appartenza e diversamente ti senta emarginato.
Nel frattempo dopo 40 minuti il “cuggino” di Billy-Dannis Hopper riesce
da solo come un coyote nel deserto ad avviare magicamente il rude bicilindrico.
Mentre gli altri passano, la gente beve e la musica suona.
Però qui siamo tutti amici… brothers..
Si dai brothers come i fratellI Gibbons che fratelli non erano.

La mia mente vaga…mentre egli esce dal luogo di sosta mi immagino che questo o lo riforniscono in volo con un drone oppure abita nel raggio di 10km.
Ha le scarpette da ginnica un jeans leggero sopra e sotto. Opto per la seconda possibilità.
NON SOLO BIRRA
In realtà ogni tanto c’è anche qualche moto adventure. Pochissime. Normalissime.
Non tutte però. Perchè anche qui c’è chi ama non passare inosservato.
Non può passare inosservato.
Qualche pluridecorata al valore sepolta da stickers di eventi epici e luoghi remoti.
Che confesso nemmeno se vivessi 10 volte riuscirei a vedere e partecipare a tutti quegli eventi. Ovvio. La vita è fatta di priorità.
Pisciatina latrina “mode on” ma ancora perfettamente “entrabile”.
Mi lavo le mani. Uno dei pochi se non l’unico.
Il flaconcino di sapone liquido potrebbe probabilmente durare 3 giorni o 3 settimane ?
Non capisco cosa ci sia di incompatibile per molti tra igiene, musica, e moto e birra.
In particolare birra e igiene.. in ordine anche inverso.
Poi torno alla moto nel parcheggio. Con le mie manine profumate come il bimbo prima dei pasti.
CI SONO COSE CHE..
Sto per agghindarmi quanto arriva mister truzzo. Anomalo pure lui nel contesto.
Una naked giapponese preparatissima, lucida,tempestata di pezzi. Alcuni belli altri per me roba dozzinale forse arrivata da aliexpress.
E la qual cosa stona. Penso ..forse presa usata e poi “rielaborata” alla bell’e meglio.
Si avvicina e parcheggia vicino alla mia. Troppo ? Male. Di sghembo. Troppo vicino. Ma ci passo ancora.
Il tizio del parking lo guarda un po’ storto ma lui si autoassolve con una battuta sulle dimensioni della moto che capisce solo lui ed il grave è che si compiacce della cagata detta.
Mi dà fastidio, ma non dico nulla. Se non ci arrivi non te lo spiego.
Suvvia penso : “non essere prevenuto.Dai…!”
Poi mi cade l’occhio sul suo pneumatico posteriore.
È sulle tele. Letteralmente.

Resto a fissarlo per un attimo. Incredulo.
Tutta quella moto, tutta quella scena… ma un minimo di rispetto per la cosa più importante: la sicurezza. La sua, e quella degli altri ?
Lascio ad altri le considerazioni varie ed eventuali.
Il raduno è alle spalle,attraverso le provinciali e poi punto verso le colline, sgonfio leggermente la gomma e ritrovo il respiro e il ritmo.
PENSIERO
E allora direte che cazzo ci sei andato a fare laggiù? Avevi già mangiato no ?
Vero. Mi piace anche guardare le moto. Anche quelle diverse dal “genere” che guido. Tra tutte spiccava un bella Indian bianca e rossa, che vinceva per me a mani basse la gara “nostalgia”, che in un ipotetico box anni 50 rockabilly sarebbe stata da accostare ad una pompa di benzina shell, un bel juke box e una Les Paul del 53.



A volte si arriva e si guarda. In moto. Altre moto. Ma no, non siamo tutti motociclisti allo stesso modo. Non c’è sempre quella fratellanza automatica, quel pacchetto di sensazioni condivise che si legge sulle riviste. A volte, nel silenzio del parcheggio, lo sguardo cade su una gomma e capisci che il viaggio dell’altro è stato un altro mondo. Qualcuno è arrivato, e non certo da vicino, con le tele a vista che squarciano il battistrada nero. Un’immagine che non parla di libertà sognante, ma di rischio e di incoscienza, e di chi non conosce la manutenzione ordinaria.
Non è una questione di giudizio personale, ma di realtà: esiste un abisso tra chi interpreta la moto come un mezzo da rispettare, monitorare e manutenere, e chi la tratta con una superficialità che rasenta l’incoscienza. Vedere qualcuno arrivare in sella a una moto in queste condizioni non genera senso di appartenenza, ma una profonda estraneità. Perché la strada non è un gioco e non perdona: viaggiare con una copertura in quello stato significa aver abdicato a qualsiasi forma di responsabilità, verso se stessi e verso gli altri. La diversità, in questo caso, non è una sfumatura del carattere, ma una linea di confine netta tra chi è consapevole di cosa significhi guidare e chi, semplicemente, non lo è.
VA BENE COSI
Forse ci ritroviamo spesso da soli su strade che per la maggior parte dei “fratelli” risultano impraticabili o prive di senso. E, a dirla tutta, va bene così. Cerchiamo il silenzio, non la compagnia di chi vive la moto come una posa o un’esibizione da bar.
Quello che ci piace non ha bisogno di sovrastrutture.
Cerchiamo quel momento in cui il rumore del mondo si spegne e restiamo soltanto noi, le nostre moto e l’orizzonte.
È un modo di viaggiare costruito sulla nostra visione e non sugli standard di chi vede la strada come un palcoscenico.
Quando il sole cala e le ombre si allungano sull’asfalto, capisci che la solitudine non è una mancanza, ma una condizione splendida.
È lì che il viaggio lungo o corto che sia diventa autentico, lontano dalla retorica dei gruppi e dall’incuria di chi dimentica che la moto e la stradala vita tua e degli altri, prima di tutto, esige rispetto.


