Quando si viaggia in moto in coppia, con la propria compagna o moglie, la sfida è sempre la stessa: trovare il giusto equilibrio tra il piacere della guida e soste che sappiano sorprendere e appagare anche chi siede sul sellino posteriore.
Questa volta, lasciatemelo dire, il risultato è stato davvero eccezionale. Eh sì..per una volta mi faccio i complimenti da solo.
È nato un itinerario che, a distanza di tempo, considero uno dei più riusciti che abbia mai preparato.
Ma c’era anche un’altra sfida, forse ancora più difficile: evitare le strade che conosciamo ormai a memoria. Austria e Germania sono, per noi, territori battuti da moltissimi anni. Credo di averli attraversati almeno una cinquantina di volte e, inevitabilmente, il rischio era quello di ritrovarsi a percorrere gli stessi itinerari, fermarsi negli stessi luoghi e vivere sensazioni già provate.
Il primo obiettivo era quindi costruire un percorso il più possibile inedito. Tolti alcuni tratti praticamente obbligati e “celebri”, necessari per restare in quota e sfuggire al caldo estivo, il viaggio si è snodato per la quasi totalità su strade secondarie: quelle che attraversano piccoli paesi, seguono il profilo delle montagne e regalano una guida rilassata, panorami continui e pochissimo traffico.
Il secondo motivo sono le soste. Non semplici pause per sgranchirsi le gambe, ma luoghi scelti con cura, capaci di raccontare una storia, stupire con la loro bellezza o regalare un’esperienza particolare. Abbazie monumentali, biblioteche spettacolari, birrifici storici, borghi medievali perfettamente conservati e scorci che da soli valgono il viaggio.
Insomma, uno di quei percorsi in cui la moto è il filo conduttore, ma ogni tappa diventa una scoperta. E quando, a fine giornata, anche la passeggera ti dice: “Questo viaggio è stato davvero fantastico”, allora capisci di aver centrato l’obiettivo.
Le nostre “corde”.
Il “fantasma” della colica renale patita l’anno scorso e che stroncò il viaggio aleggia sulla partenza.
Andrà tutto bene ? Ve lo anticipo : andrà benone.
Qualcuno, ogni tanto, mi chiede perché non realizzi dei video.
La risposta è molto semplice: perché fare buoni video richiede competenze, tempo e una predisposizione che, onestamente, non fanno parte delle mie corde.
Sono perfettamente consapevole che oggi un video sia il mezzo più immediato per raccontare un viaggio. In pochi minuti permette di mostrare luoghi, paesaggi ed emozioni, adattandosi perfettamente a un mondo che ci spinge a consumare tutto in fretta, passando da un contenuto all’altro con un semplice movimento del pollice.
Io, però, continuo a preferire la scrittura. Per quanto riesca a scrivere…
Forse perché rispecchia il nostro modo di andare in moto. Lento. Senza fretta. Con il piacere di fermarsi, osservare un dettaglio, leggere un cartello, entrare in un’abbazia, parlare con qualcuno o semplicemente sedersi davanti a un panorama senza sentire il bisogno di ripartire subito.
Non è una critica ai video, né tantomeno un invito a fare come noi. Ho sempre pensato che ciascuno debba vivere il viaggio secondo la propria indole. C’è chi ama macinare chilometri, chi colleziona passi di montagna, chi cerca il ristorante perfetto, chi fotografa ogni istante con ogni sorta di disposititivo e chi preferisce semplicemente goderselo.
C’è però un aspetto che mi fa riflettere. I social hanno la straordinaria capacità di trasformare, nel giro di pochi mesi, luoghi sconosciuti in mete affollate. Posti che fino a ieri erano piccoli segreti diventano improvvisamente tappe obbligate sovraaffollate, perdendo spesso proprio quel fascino che li rendeva speciali.
Per quanto mi riguarda, qualche angolo nascosto è bello che rimanga tale. È anche questo il privilegio di chi viaggia lentamente: avere ancora il piacere della scoperta.
Partenza.
Partendo presto di sabato viaggiamo con temperature buone e quando arriviamo in prossimità dei primi rilievi alpini “importanti” inizia il tepore, quello vero…, ragion per cui optiamo per passaggi in quota come il passo Mendola.
Caffè, strudel rifocillante e si scende verso la val di Non.
Ma che bella leggerezza dopo la sosta! Si.. persino oltre misura , perchè dopo 10 km ti accorgi che il paraschiena è rimasto sulla sedia del locale.
Allora torniamo indietro , recuperiamo il dispositivo e poi di nuovo giù. Se mai avessimo avuto una rigida tabella di marcia sarebbe già bella che andata.
Siccome parliamo di moto, il paraschiena è un vecchio dainese air flow. Dispositivo per il quale non esistono più a catalogo gli elastici di ricambio. Male.
Amarcord..
Percorrendo questo tratto di strada il pensiero, inevitabilmente, è andato ai miei genitori.
Da queste parti si concessero una delle loro rarissime vacanze. In una vita di lavoro e sacrifici furono davvero poche le occasioni in cui riuscirono a partire, e quel breve soggiorno è uno dei ricordi che associo a questi luoghi.
Mi mancano.
Mi mancano soprattutto nelle piccole cose, quelle che sembrano insignificanti finché non vengono a mancare. Quando rientravamo da un viaggio, la loro prima domanda era sempre la stessa: «Allora, dove siete stati?».
Ascoltavano con curiosità il racconto delle nostre giornate e noi, quasi sempre, riportavamo a casa un piccolo ricordo per loro. Nulla di importante, solo un oggetto, una specialità del posto o un pensiero. Era il nostro modo di farli viaggiare un po’ insieme a noi.
Oggi quei piccoli ricordi non ci sono più. Rimangono, però, la gratitudine per quei momenti e la consapevolezza che, a volte, i ricordi più preziosi non sono quelli che acquistiamo durante un viaggio, ma quelli che il viaggio continua a regalarci anche molti anni dopo.
Rombi sul Rombo.
Per una serie di coincidenze, negli ultimi nove mesi mi è capitato di percorrere questo passo a pagamento per ben tre volte.
Purtroppo, questa è stata senza dubbio l’esperienza peggiore.
Mi spiego:
Ho visto troppi motociclisti comportarsi come se la strada fosse una pista. In particolare, un gruppo di tedeschi si alternava in sorpassi al limite, accelerazioni inutili e manovre tanto spettacolari quanto insensate. Un modo di guidare pericoloso, prima di tutto per loro stessi, ma anche per tutti gli altri utenti della strada.
Ogni volta che assisto a scene del genere mi convinco sempre di più che, quando manca il buon senso, prima o poi arrivano inevitabilmente le restrizioni. È successo in molti passi alpini e temo che continuerà ad accadere: dove non arriva l’intelligenza di pochi, finiranno per pagare tutti.
Dopo centinaia di migliaia di chilometri percorsi in Europa mi sono fatto una convinzione personale. In Italia la scarsità dei controlli e la diffusa percezione dell’impunità contribuiscono a far credere a molti motociclisti stranieri che sulle nostre strade tutto sia permesso. Non penso sia una questione di nazionalità: chi guida in modo irresponsabile lo fa ovunque. Ma se le regole non vengono fatte rispettare con continuità, è inevitabile che certi comportamenti si moltiplichino.
Ed è un peccato, perché le strade più belle dovrebbero essere ricordate per i panorami che regalano, non per il rumore dei motori al limitatore o per il rischio di assistere all’ennesimo incidente evitabile.

Verso il fondo valle facciamo una breve sosta e due passi sul ponte tibetano. Ovviamente se passi come una motogp nemmeno ti accorgi che esso sia li a 20 metri…

95DB
Se non lo sai… SALLO.
Su diverse strade alpine austriache vigono limiti severi per quanto riguarda l’inquinamento acustico delle motociclette.
Non ci sono scuse: all’imbocco del passo i cartelli sono grandi, chiari e inequivocabili. Se la moto supera il limite previsto, il transito è vietato.
Certo… puoi sempre decidere di rischiare.
Poi, però, se trovi il controllo, scopri rapidamente che non sei in Italia. E i minuti che seguono difficilmente li ricorderai come i più piacevoli della vacanza.
Infatti, proprio all’inizio del tratto, troviamo diverse moto ferme a bordo strada, con i proprietari impegnati a spiegare l’inspiegabile alle forze dell’ordine.
La cosa bella è che, qualche chilometro più avanti, il traffico cambia volto. Meno moto che sfrecciano, meno scarichi aperti, meno sorpassi inutili. Si torna a viaggiare con un ritmo più rilassato e il passo riacquista quella tranquillità che dovrebbe sempre caratterizzare una strada di montagna.
Forse è una semplice coincidenza.
Oppure, più semplicemente, controlli certi e sanzioni applicate hanno un effetto che tante campagne di sensibilizzazione non riescono ad avere.


ETTAL
Una successione di strade piacevolissime ci accompagna fino alla prima tappa prevista del viaggio: Ettal.
Sosta al bel “caffè 1330 ” dove tutto è bello ed abbondante , compreso il prezzo di un bicchiere di acqua…
Mia moglie mi dice di prendere il portafogli sulla panca…lo prendo ma non è il mio.
Come il mio pero’ è praticamente vuoto. E’ del tutto simile ed è per questo l’ho aperto. C’è qualche sfigato squattrinato anche qui. Oppure lo hanno già alleggerito.
Lo consegniamo alla casssiera che ci guarda strana. Chettedevodi ? li era…

Eh no, il gelato della foto non è mio.
Consultiamo Booking ma ci propongono cifre da dover barattare la moto per sdaiarci una notte. Piuttosto facciamo come facevano i mongoli quando dormivano sui loro cavalli.
Allora ci affidiamo a un po’ di fortuna. Il che è tutto dire…per noi.Invece ci dice bene.
Infatti la ZIMMER con bagno c’è ma dislocata in altra casa.
A cifre assolutamente inferiori all’ormai esosissimo e diffuso procacciatore di letti per quanto comodo.
Dopo pochi minuti siamo in alloggio davvero confortevole, a due passi dall’Abbazia di Ettal, dal monastero e dallo storico birrificio.
Una scelta perfetta. Possiamo dimenticarci della moto e dopo la doccia raggiungere a piedi la prima vera meta del nostro girovagare, iniziando con calma la scoperta di uno dei luoghi più affascinanti della Baviera.

Eh vabbè poi seguiranno pentimenti, rimorsi e limitazioni. Ma questa sera ci si assapora una bella birra fredda locale…

Ci sono persone che non riescono a passare dal dolce al salato , dal freddo al caldo e viceversa. Ebbene io non sono una di quelle.Al mattino. Anche presto.
Nella bella stube competo con la vecchia cicciona tedesca al buffet nel preparami il piatto della gustosissima colazione. Ma vince lei perchè fa tre giri..
Il primo mattino panza piena, lo dedichiamo con calma ed in abbigliamento consono alla visita dell’abbazia. Molto bella e curatissima.
Dei benedettini mi piaciono due cose. La prima è che producono dell’ottima birra.
La seconda è ricordarti che non contiamo una sega nel disegno universale.
Nella chiesa siamo soli. Anzi no. Il canto gregoriano dei monaci in preghiera è da brividi.
Si sentono ma non si vedono.




Si riparte sotto un meraviglioso e terso cielo azzurro ed entrando nei piccoli paesi bavaresi è impossibile non notare gli alti pali bianchi e azzurri che dominano le piazze. Sono i Maibaum, gli ‘alberi di maggio’, uno dei simboli più autentici della Baviera. Non sono semplici elementi decorativi: raccontano la storia della comunità, dei suoi antichi mestieri e dell’orgoglio con cui ogni paese custodisce le proprie tradizioni. In molti casi diventano persino oggetto di goliardiche ‘rapine’ tra paesi vicini, concluse immancabilmente davanti a boccali di birra.
Andechs
Arriviamo per l’ora di pranzo ad Andechs , nostra seconda tappa monastica birraiola. Strepitoso l’arrosto di maiale in crosta ma per la birra ‘sto giro passiamo.
Prima di tutto io guido, ma anche a stare dietro con il caldo un boccale è tutt’altro che consigliato. Diversa la storia se invece trascorri qui ore in compagnia o in famiglia come abitudine locale. Comunque è buona…l’ho già assaggiata 🙂
Arroccata sul Heiliger Berg (“Monte Santo”), a pochi chilometri dal lago Ammersee e da Monaco di Baviera, l’Abbazia di Andechs è uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio della Baviera. I monaci benedettini vi custodiscono una tradizione secolare che unisce spiritualità e arte birraria: qui, infatti, si trova uno degli ultimi autentici birrifici monastici ancora gestiti direttamente da una comunità religiosa. Da oltre cinque secoli la birra prodotta ad Andechs contribuisce a sostenere le attività del monastero, rendendo questa meta un perfetto connubio tra fede, storia e cultura bavarese.




Attraversare la Baviera da ovest ad est attraverso strade secondarie è molto appagante per la guida e per lo sguardo. Ogni tanto ci si ferma per sgranchirsi le gambe ma anche solo per ammirare i panorami meravigliosi.

Evitiamo tutti i centri grossi per scelta e giungiamo alla terza meta nel pieno pomeriggio.
Weltenburg





Il birrificio monastico di Weltenburg si affaccia sulle rive del Danubio, in uno dei suoi tratti più affascinanti. Qui il fiume rallenta il suo corso e invita a vivere l’acqua: c’è chi si concede un bagno rinfrescante, chi pagaia silenziosamente in canoa e chi attraversa la corrente a bordo di un’imbarcazione a remi. Nelle giornate di sole, il via vai di canoe aggiunge movimento e colore al paesaggio, mentre sulla spiaggia di ghiaia famiglie, escursionisti e ciclisti si rilassano, prendono il sole o si fermano per un picnic. Tra il fascino dell’antico monastero, il lento scorrere del Danubio e l’atmosfera serena che avvolge il luogo, una sosta a Weltenburg diventa un’esperienza da assaporare con calma.
Il caldo lo soffro non tanto, tantissimo. Prendiamo alloggio in zona residenziale ed è di altissimo livello. Il garage depandance più economico della zona costerà come la mia casa.
Mentre mi avvicino all’entrata parcheggiata poco distante scorgo una ducati il cui solo reparto sospensioni è da far strabuzzare gli occhi.
La sistemazione è ottima, una doccia e usufruiamo dello spazio giardino con la sdraio e la fontana zen. Molto Zen che ci schiaccio un pisolo.. poi a piedi in paese e al monastero per la visita “comoda”.
All’entrata principale della chiesa, aprendo l’antica porta di 5/6000 tonnellate vedo bene di farmela “scivolare” su un dito dei piedi e per l’occasione per stare in tema monastico indosso dei sandali.
Scendono in ordine i santi, i cherubini , gli angeli..e mi redarguiscono.
Cammino sciancato e penitente con gli occhi pieni di letizia e lucidi per il motivo di cui sopra per l’edificio sacro. Il quale che con la sua “leggerezza” barocca mi regala momenti di ulteriore asfissia e guadagno l’uscita . Stavolta apro la porta con maggiore attenzione.

Bella è bella. Dolor est dolor.
Devo avere fatto qualcosa di male e ogni tanto vengo punito. Vabbè.
Scendiamo poi sulla ampia spiaggia di ghiaia e prendo ristoro peduliviando il fetone mentre due giovani fratelli teutonici giocano tirando sassi , cercando di ammazzarsi l’un l’altro tra lo sguardo disinteressato dei genitori. In pratica fanno finta di far rimabalzare il sasso sull’acqua ma il chiaro scopo è colpira la zucca dell’amato familiare non appena i vecchi si girano.
Il bel Danubio blu deve avere misteriose proprietà Taumaturgiche. O saranno anche qui gli effetti residui della cocaina disciolta nelle acque fatto sta che si migliora e pian piano si sta meglio.Magia. Perderò l’unghia ? si ? no ? Lo scopriremo solo vivendo.
Torniamo nel nostro magico luogo zen e non abbiamo la minima fame. Tre due uno e si dorme.
Controllo per scrupolo poi il livello dell’olio ed è perfetto. 2500 km dopo il tagliando.
La colazione volutamente sto giro la saltiamo , optando per una sosta lungo la strada.
All’ Eni station facciamo il pieno di benza e ne approfittiamo ..una cordiale ostrogota tatuata ci prepara un caffettino e scetticamente per essere ad una stazione di servizio prendiamo il Nussschnecke Che sarà deliziosa.
E’ una soffice girella di pasta lievitata farcita con un ricco ripieno di noci o nocciole tritate, burro, zucchero e spesso un pizzico di cannella. Profumata e fragrante, è uno dei dolci più apprezzati per la colazione o per accompagnare un caffè.
Ora se pensate che la foto sia distorta nelle proporzioni da effetto ottico vi sbagliate.
Il piattino è quello da dolci e non è affatto piccolo… La “tazzina” è proporzionalmente enorme. Il cucchiaio anche.

Ora so che sono boomer , la mente vaga…e mi riporta subito a Tom Petty e al video di Tom Petty And The Heartbreakers – Don’t Come Around Here No More (Official Music Video).

Atmosfera surreale…

Grosso modo eravamo a quei livelli. Ma mia moglie stoicamente affronta la sfida…come sopra.
Poi sarà un pelo nervosetta per il resto della giornata..
Hluboká
Vero. Con le abbazie non c’entra una fava ma io me l’ero messo come punto di interesse e avevo in canna il trasferimento godurioso. Almeno sulla mappa. E in effetti ho intivato ancora un tragitto eccelente. Bravo! Mi congratulo con me medesimo mentre il piede respira fuori dallo stivale..
Sostiamo nella selva Boema e ci sediamo nel fresco sottobosco per una quarantina di minuti. Passa una sola auto. ‘Na bellezza no ?



Man mano che ci avviciniamo alla piccola piccola cittadina attraversiamo paesi che raccontano ancora la storia rurale e antica di questi luoghi. E aumenta parecchio la temperatura.
Suggestivo il prima e dopo restauro di due case quasi identiche affiancate.
Sono le strade minori, i paesi decentrati quelli che descrivono meglio la reale vita della maggioranza della popolazione. C’è un chioschetto e vorrei prendere qualcosa di fresco nel paese ma non abbiamo con noi moneta locale, qui c’è la corona.




Quando giungiamo nella bella cittadina sono circa le 13, il sole batte forte , il traffico è abbastanza intenso e trovo parcheggio nella via principale di fronte all’ufficio turistico.
Appena fermo la moto una ragazza in bici viene a riscuotere l’obolo del parcheggio.
4 Euro alla facciaducaz. Ci suggerisce di lasciare l’abbigliamento nel guardaroba dell turist infopoint facendoci intendere che non è proprio il massimo della sicurezza lasciarli appesi.
Ascoltiamo il consiglio. In pochi minuti saliamo e arriviamo al bellissimo castello.




Passeggiamo nel bel parco circostante ma non entriamo anche perchè oggi c’è un matrimonio. Ne vale la pena secondo noi anche solo esternamente.
Riprendiamo il tragitto e lungo la direttrice sud seguiamo tutta la Moldava ed i panorami sono altrettanto meravigliosi.
Per chi non l’avesse mai vista Cesky Krumlov merita assolutamente la visita.
Nelle volte precedenti eravamo sempre arrivati da ovest , invece seguire il percorso del fiume è tutt’altra cosa. Comunque passiamo oltre la cittadina visitata già un paio di volte pazientando nel traffico accettabile.
Una perla inaspettata (per mia ignoranza)è Rožmberk nad Vltavou centro assolutamente pittoresco. Peraltro anche qui esiste una abbazia degna di visita. Me lo appunto per il prossimo tour 🙂

Presso la piccola cittadina di Vyšší Brod cena e notte presso HOTEL & RESTAURANT ŠUMAVA con parcheggio interno e una buona birra anche sto giro…e piatti tipici.



Da questo paese in avanti fino al confine non si contano i centri “estetici” e i luoghi di scommesse e simili. Abbastanza triste.
Pieno di benzina a 1,7 Euro… e poi siamo in Austria. Adoro questa moto coi in suoi 5/600 km reali di autonomia . L’ho già detto ? Beh lo ridico.
Peraltro in questo viaggio ho dovuto fare due frenate di emergenza, una volta per auto sbucata da stradina, altra per gatto con istinto suicida..e frena assai bene!
Ma le considerazioni le lascieremo al termine.
E gli altri facciano un po’ quel che casso che vogliono, ma girare tranquillamente, fermarsi a fare un “pic-nic” nel silenzio totale immersi nella natura…PRICELESS.




Nonostate il nostro “picniccare” arriviamo prestino alla nostra ultima meta. E sarà un gran bene!
ADMONT
Troviamo alloggio sulla strada principale e abbiamo tutto il tempo da dedicare alla visita.
Una doccia, abiti comodi e via: ci prepariamo a vivere una delle esperienze più straordinarie che questa zona possa offrire.
Devo fare una premessa. Non mi considero un uomo di grande cultura e, probabilmente, proprio per questo mi lascio guidare più dalle emozioni che dalle conoscenze. Eppure ci sono luoghi capaci di colpire chiunque, senza bisogno di essere storici dell’arte o studiosi.
La biblioteca monastica dell’Abbazia di Admont è uno di questi.
Davanti a tanta bellezza è impossibile restare indifferenti. È una di quelle meraviglie che ti fanno rallentare il passo, alzare lo sguardo e rimanere in silenzio.
Mi era successo poche altre volte nella vita. Ricordo perfettamente la sensazione provata entrando nella Piazza dei Miracoli di Pisa: lo stupore, quasi l’incredulità. Qui, ad Admont, ho rivissuto la stessa identica emozione.
Varcata la porta bianca e dorata resto senza fiato.




Prima di alzare lo sguardo verso gli splendidi affreschi delle sette cupole, vale la pena sapere che non si tratta di semplici decorazioni. L’intero percorso è stato concepito come un viaggio simbolico della conoscenza: l’uomo, guidato dalla fede, dalla ragione e dalle virtù, abbandona progressivamente l’ignoranza e le passioni terrene per avvicinarsi alla Sapienza divina.
Cupola dopo cupola, il messaggio si sviluppa come un racconto. Ogni scena aggiunge un tassello a questo cammino, intrecciando figure bibliche, allegorie, personaggi dell’antichità e simboli che invitano il visitatore non solo ad ammirare la bellezza artistica, ma anche a riflettere sul significato più profondo della ricerca della verità.
Scusate il “francesismo” ma “non ci sono cazzi.” Merita e STRAmerita. Ogni affresco ha mille dettagli, personaggi e significati e riferimenti. Un messaggio senza tempo in un unico grande racconto.
I colori , le loro variazioni quasi impercettibili, difficile descrivere se non viverla questa esperienza. Perchè di questo si è trattato per noi.







Varcare la soglia di un tempio dedicato al sapere. Migliaia di volumi antichi, custoditi in eleganti scaffalature bianche e dorate, raccontano secoli di studio, pazienza e ricerca. Ogni libro è un piccolo frammento di memoria affidato al tempo, mentre la luce che filtra dalle grandi finestre avvolge l’intera sala in un’atmosfera quasi irreale. Qui non si conservano soltanto libri: si custodisce il desiderio dell’uomo di conoscere, comprendere e tramandare il sapere alle generazioni future.
A custodire simbolicamente questo straordinario scrigno del sapere sono quattro monumentali statue, opere dello scultore Josef Stammel. Rappresentano le Ultime Cose dell’uomo: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Non sono semplici decorazioni, ma un potente richiamo al senso della vita e alle sue conseguenze. Collocate lungo il percorso della biblioteca, ricordano che la conoscenza, per la tradizione cristiana, trova il suo compimento solo quando è accompagnata dalla sapienza e dalla responsabilità morale.


VERSO L’ITALIA
Non che si abbia una gran voglia di tornare. Allora cerchiamo di farlo “bene”.
Prima di rituffarci tra le curve della Nockalmstraße, ci concediamo ancora qualche chilometro lungo tranquille strade di campagna: percorsi meno celebri, forse, ma capaci di offrire scorci e atmosfere altrettanto affascinanti.



La natura offre uno spettacolo impeccabile. Peccato che qualcuno senta ancora il bisogno di “decorarla” con i propri mozziconi di sigaretta. L’inciviltà, purtroppo, viaggia ovunque.
E altre soste in luoghi sperduti solo perchè ci va di farlo. Perchè il silenzio è d’oro.



FRIULI
Ricordo ancora un episodio di oltre venticinque anni fa. Con l’entusiasmo di chi aveva appena scoperto un luogo speciale, invitai un vicino di casa a fare un giro in moto in Carnia.
La sua risposta fu immediata:
«Ma cosa c’è in Carnia? Niente!»
In quel momento capii che viaggiavamo su frequenze completamente diverse.
Per alcuni un viaggio acquista valore solo se porta verso una meta famosa, da raccontare o da esibire. Per noi, invece, il piacere è sempre stato nella strada, nei paesaggi, nei piccoli paesi sconosciuti e nelle emozioni che si incontrano lungo il percorso. Non abbiamo mai sentito il bisogno di collezionare adesivi, inseguire luoghi di tendenza o definire noi stessi con l’etichetta della destinazione raggiunta.
È proprio lontano dalle mete più celebrate che, spesso, abbiamo trovato i ricordi più belli.
Oggi il Friuli è meta sempre più gettonata. Se non hai fatto la “panoramica delle vette” sei sfigato…
‘Fammo che ‘nammo va…
Ad ogni modo il confine Italiano varcato a Coccau ci accoglie con un bell’aumento di temperatura e ci fiondiamo nel prato di un parco giochi deserto per sosta ombreggiante e tanta acqua.

Pernottiamo ad Arte terme al Miramonti dove ceniamo anche.
Signore gentilissime. Piatti casalinghi. Alla sera festa degli alpini ma chi la sente ? Si dorme alla grande.
Colazione eccellente…
Si rientra:
Opzione 1. Rientro rapido ma saunistico.
Opzione 2. Rientro dolomitico, alto adige,trentino , casa.
Claro che opzione 2. Così a parte pochissimi chilometri a fondo valle lungo l’Adige tra Trento e Rovereto da Tarvisio a casa abbiamo visto bene di restare sempre in quota.
Un lavoro duro ma qualcuno lo doveva pur fare 😉
Non elenco ne passi ne luoghi…perchè tanti e belli e poi peraltro sembra che oggi sia una impresa epica attraversarli in moto ..quando anche l’ultimo degli imbecilli può salire e scendere no ? E ne abbondano. Ahimè.
Ora brevissimo consuntivo del viaggio.
10 km di autrostrada all’andata. Il resto praticamente solo montagna, carichi in due.
Km ? Quanto basta per essere “felici”.
Soprattutto perchè non contano quanti ma come. Oh non che se fossero stati il doppio di questo tipo ci avrebbero disturbato…eh ?
Comunque questi sono stati su per la ti vi.
Fissatevi una meta e per raggiungerla “perdetevi”.

