VIAGGIARE O GIRARE.
Non so se un’uscita di tre giorni in moto possa definirsi davvero un “viaggio“.
Oggi sembra che per meritarsi quella parola servano per forza distanze siderali, timbri sul passaporto e mete remote ai confini del mondo. Eppure, ripensandoci, mi torna in mente quando ho iniziato a “viaggiare” a sedici anni. Stare fuori un fine settimana, con lo zaino legato come capitava sul portapacchi, era il viaggio. Quello epico, quello da ricordare per mesi.
Anche perché non ne facevi mica tanti. I soldi erano pochissimi, quelli strettamente necessari per fare benzina — la Rossa — e per rabboccare l’olio Castrol nel miscelatore. Ancora oggi, quando me ne capita raramente di sentirne l’odore per strada, vengo proiettato all’istante indietro nel tempo. Un sacco a pelo militare, uno zaino (uno e uno solo, quello della scuola), la solita cerata gialla piegata dentro e un cambio di biancheria. Ai piedi, un paio di scarponcini pronti a tutto.
Poi si diventa adulti. Si cambiano le moto, le esperienze si moltiplicano e si inizia a spostare l’asticella un po’ più in là. Aumentano le distanze, si moltiplicano i passaggi tra i confini. Si prende confidenza con strade straniere, asfaltate o sterrate che siano, imparando a riconoscerne il sapore e le abitudini. L’orizzonte si allarga, e con lui la convinzione di aver capito cosa sia la strada.
Ma alla fine, cos’è che misura davvero la dimensione di un viaggio? I chilometri totali sul contachilometri o la capacità di staccare dalla routine, far respirare i pensieri e ritrovare quel senso di libertà pulita dei sedici anni?
Per me, in fondo, andare in moto è sempre stato questo: un girare leggero. Un vagare senza costrizioni, senza l’ossessione della grande impresa, lasciando che siano le curve e i paesaggi a dettare il ritmo. È proprio in questo movimento fluido e disincantato che la semplice passeggiata sfuma e si trasforma, quasi naturale, in un viaggio.
Ho anche una passione “leggera” per la fotografia. Durante il tragitto l’ho sentita riaffiorare a ogni curva, insieme a un desiderio costante: avrei voluto dedicare più tempo a tutto.
Agli scatti, prima di tutto. Perché la fotografia vera chiede tempo, fermezza e attenzione. Cerca l’attimo giusto, la luce che cambia, la prospettiva che racconta una storia. E avrei voluto più tempo per i paesini attraversati lentamente, quelli dove la vita scorre a un altro ritmo e che invece spesso scivolano via rapidi dietro la visiera del casco.
Forse è questo il nostro errore moderno: vogliamo troppo. Tutto concentrato, tutto veloce, tutto subito. Vorremo registrare ogni singolo momento, filmare ogni chilometro, fermare l’istante prima ancora di averlo vissuto davvero. E, sopra ogni cosa, si insegue la frenesia di andare esattamente dove abbiamo visto andare gli altri, per riprodurre immagini già viste, per collezionare tappe altrui.
Chiaro che ci sono luoghi in cui è un piacere guidare e passare. Ma ce ne sono grazie a Dio mille altri fuori dai soliti itinerari da scoprire.
Ad un certo punto occorre tirarsi fuori.
Tirarsi fuori da questo meccanismo per tornare a respirare. Spegnere la fretta, accettare che non si può fotografare tutto né vedere tutto, e riscoprire la bellezza di essere semplicemente lì: un uomo,quella smania tutta moderna di accumulare chilometri, spuntare mete e collezionare traguardi come fossero figurine da esibire.
Rimanere semplicemente lì: una persona, una moto e la strada che si srotola davanti, riscoprendo il valore del tempo presente.
A volte, quando viaggio in moto, provo uno stato che somiglia molto all’atarassia: quella sospensione perfetta in cui il flusso dei pensieri si interrompe, le preoccupazioni sfumano e la mente si svuota di ogni rumore superfluo. Un’atarassia su due ruote, fatta solo di equilibrio, vento e concentrazione.
Con la scusa di arrivare alla meta, alla fine i km saranno comunque tanti. Troppi per il motivo di cui sopra.
Percorsi esclusivamente via statali fatta eccezione per 10 km Tn Nord/sud.
PASSO DAL PASSO…
Parto presto , la ss12 scivola via rapida e questa volta per entrare in Austria passo dal Resia. Meteo ottimo traffico scarso se escludiamo il rallentamento per lavori che mi vedono fermo in colonna in un tunnel con passaggio a corsie alterne.

Poi saranno un susseguirsi di strade secondarie. Quelle lente. Tra boschi e campagne, cataste di legna e profumo di resina.

Inutile stare qui a rimarcare la bellezza quasi sfacciata dei paesaggi alpini. Ed è proprio lì che rispunta puntuale la solita tentazione: la voglia di “catturare” il paesaggio, di portarselo a casa dentro una fotografia. Ma per quanto ci provi, finisce sempre allo stesso modo: scatto poco, male e alla fine desisto. Mi rendo conto che nessuna inquadratura renderà mai giustizia all’aria che respiri e alla luce di quel momento.
Ne approfitto allora quando mi fermo per la consueta sosta acqua dal thermos, quello che tengo sempre a portata di mano nella borsa serbatoio.
È il momento perfetto anche per fare due passi, sgranchirsi le gambe e lasciare che la moto riposi un attimo al fresco. Passeggiare lentamente senza casco , con il rumore sordo degli stivali sull’asfalto e il ticchettio metallico delle teste che si raffreddano sullo sfondo, fa parte del rituale tanto quanto le curve.


Quando il traffico è questo della foto sotto, è un piacere per quelli lenti come me percorrere questi tragitti.


Se hai la vista buona e l’età giusta, non credo ci siano al mondo strade migliori di quelle alpine per godersi una moto. Io, a dire il vero, inizio ad avere qualche dubbio su entrambi i requisiti… E quindi si fa quel che si può.
Realizzi che il fisico non è più quello di una volta, ed è inutile nasconderselo: almeno per me, non è una gran bella sensazione. C’è un pizzico di malinconia nel prenderne atto, una resa silenziosa al tempo che scorre.
Però oggi sono qui. Immerso in un contesto che sembra dipinto. C’è chi sogna le piste di sabbia, le dune aride e il calore del deserto. A me, invece, date dei prati verdi, il profilo delle montagne e un cielo azzurro pulito, e sono l’uomo più felice del mondo.

Terminato il tratto alpino ci si tuffa nella calura della bassa Bavaria. Almeno fino a che non si rientra in limiti umani dei 27 gradi.
E poi ci sono i paesi che attraversi. Gli abitanti hanno una cura maniacale, quasi invidiabile, dei loro centri abitati. I limiti dei trenta all’ora nei piccoli centri non sono solo cartelli stradali: qui hanno un senso profondo, e a ragione.
Vedi mamme con bambini chinati sul marciapiede a strappare a mano l’erba alta dove si congiunge all’asfalto. Spazio pubblico, non privato. Un gesto semplice che racconta un senso di appartenenza che da noi sembra quasi dimenticato. Biciclette che attraversano tranquille, bambini su due ruote, sportivi e persone che semplicemente si spostano per le commissioni di ogni giorno, senza l’ansia che impera altrove.
In contesti così, la moto non deve disturbare: si scala marcia, si abbassa il ritmo e ci si adegua con rispetto a quel modo di vivere lento e curato.

Anche se la guzzina è un po’ recalcitrante a quelle andature. Ti fermi, ti siedi direttamente nell’erba. Non passa nessuno, nemmeno a pagarlo. E lì ti sbafi un “pomo” — una mela — perché con il caldo, in moto, è sempre meglio stare leggeri.
Tutt’intorno scorre una moltitudine di frazioni e paesini, uno dopo l’altro, circondati da cascine e mucche. Di mucche, cascine e trattori. E ancora mucche e cascine… un ciclo infinito.
Mentre mastichi la mela ti vengono quei pensieri spontanei che ti scappano da soli da sotto il casco: secondo me, da queste parti, i vegetariani li stroncano sul nascere. Gli omogeneizzati ai bambini li faranno direttamente frullando lo spezzatino fresco ogni mattina, e superati i cinque anni stop al latte: si passa diretti alla birra.
Piccole assurdità che ti strappano un sorriso da solo, seduto sul ciglio della strada, mentre ti godi il silenzio.
Altri chilometri altre meraviglie e altre soste.
E allora come citava il titolo di una commedia cinematografica italiana “chiedimi se sono felice.” SI.
Evito per puro culo e non per capacità alcuna la pioggia le ultime ore lungo il percorso. A tratti sono passato dopo che la violenza del temporale aveva tranciato rami e alberi.. che erano stati rimossi. Strade con fogliame, melette e ramaglie per terra sono mica tanto belle…

Non tutta la Baviera è asfaltata. Quasi. Quella che non lo è , è ad esclusivo transito per mezzi agricoli o a pedali. o a cavallo. Insomma moto e auto NIX NADA.
Io ho la capacità intrinseca di riuscire anche senza volerlo di infilarmici nelle strade bianche autorizzate. Sul finire della giornata. Quando la stanchezza è maggiore e la minchiaggine pure sale. Eh si ma quelle le fai anche con la R1! si certo…
Che tu giassai che alle 18 qui sono con le gambe sotto al tavolo e se ti ribalti attenderai l’alba perché sono già le 19:30 passate..

E invece , si arriva da li a poco gaudenti dopo essere stati “accompagnati” da 3 leprotti impauriti alla meta.
HALLERTAU.
Arrivo e saluto come posso con quel che conosco. Nulla..
Siamo la generazione che è cresciuta anche con SturmTruppen e pensavamo che per parlare tedesco fosse sufficiente mettere “EN” alla fine.

Allora prendo posten per la tenden. Siamo pochi.
Avevo ordinato il materassino corto e invece è lungo. pazienza.Ma il bello deve ancora venire… come cantava Liguabue.
Scopro che la tenda dopo che mio figlio non l’ha fatta asciugare è una coltivazione di funghi spore e microorganismi vari. Se non crepo stanotte. sarò immune dalle prossime pandemie . Lo benedico..e gli auguro un malessere intestinale per una settimana.
Il posto è enorme.
Una bella struttura consente di usufruire dei bagni e di cenare al coperto.
Ma se avete in mente lo stereotipo classico del motoraduno — bikers duri, puri e dall’aria cattiva , heavy metal donne nude — avete decisamente sbagliato destinazione.
Qui l’atmosfera assomiglia molto di più a un raduno di appassionati di trattori e wurstel. Non che mi dispiaccia, anzi! C’è una semplicità assoluta che ti riconcilia con il mondo. Un silenzio calmo, persone tranquille e gente che, per passare il tempo, gioca a una specie di curling su ruote presumo. Un quadro quasi surreale, spontaneo e genuino.
Gli unici che parlano a voce alta sono 4 italiani. Strano…non lo avrei mai detto 🙂
Ne approfitto, rompo il ghiaccio e mi presento: «Ciao, sono quello di aquileinGirEN…»
Richiedo i nomi 3 volte perché io sono quello che sono e sono portato a ricordare le cose..
Di 4 nomi ne conservo 2 in memoria. Ad oggi. Dopo la serata (analcolica malpensanti). Sono cose belle…
Andrea con compagna di Reggio Emilia e figlio al seguito (eroico adolescente) e Max di Pavia.
Max è un mito.Lo avrei voluto alle superiori. Viaggia su un sidecar che non ho ben capito quale fosse nonostante che ne fossero solo 2 al momento.
Si chiacchiera di questo e quello, di moto, di questo , di moto di quello di moto di viaggi in moto.
Lui fa fatto 375 edizioni dell’elefanten ma il suo amico che si porta pure la stufa ne ha fatti un migliaia in più… Allora c’era appunto Annibale e i suoi elefanti.. da qui il nome il raduno. Ecco.
Alla sua terza citazione a memoria di un passaggio dei promessi sposi capisci che non ti serviva il “Bignami” ma lui a fianco quando avevi “il compito in classe”. Le verifiche sono cosa da sfigati moderni. Punto.
Si perché oggi sono pure “programmate”. Programmateeeeeeeeeeee ????
Ma ve lo ricordate quando arrivavi a scuola nel gelido inverno, avevi ancora la sciarpa di lana ruvida arrotolata intorno al collo,le dita irrigidite dentro guanti gialli da spazzino il casco in mano e all’improvviso il professore ti accoglieva con un bel: «Oggi interrogo» oppure «Tirate fuori un foglio protocollo, compito in classe»? Eh sì… altro che programmate. Ti forgiavano la tempra! E non solo la tempra…
Comunque, quando Max mi guarda e fa: «Ma tu hai presente quando il Manzoni dice…?», io annuisco convinto, ma mi si legge palesemente in fronte che sto mentendo spudoratamente.
Cosa vuoi che mi ricordi? Io non mi ricordo nemmeno quello che ho mangiato ieri sera! Lo invidio, sia chiaro. Ci sono persone che leggono, mandano a memoria e citano con una naturalezza disarmante. Io, decisamente, non sono mai stato una di quelle.
Se mi chiedi la strada che ho fatto oggi …ti do la traccia gpx che faccio prima.
Mi dice che alloggia a 2km in un bell’alberghetto da qui, eh ma vuoi mettere il mio laboratorio batteriologico ?

Siccome sono uno che programma bene le cose poi sono arrivato a destinazione con la bellezza di ben 11 euro e 20 centesimi di contanti. Una volta montata la tenda e spogliatomi non ho la minima intenzione di riprendere la moto. Visa e bancomat manco per idea. Giustamente si tratta di un circolo privato mica di un ristorante di master chef.
Fortunatamente ,anzi per precisa scelta direi, i prezzi sono accessibili e ci scappa la cenetta salutare. C’è anche il limone no ? …che volete di più ? Mangio anche la frutta. Il limone appunto.
Non c’è musica, radio, tv. Solo persone che parlano a bassissima voce. Sto da Dio.

Poi piove.smette. Ripiove. Noi italiani si sta fuori sotto la pioggia. Fuori dalla tettoia.
Per la verità leggera dai.
Basta vado a “letto” e saluto. Dormo. Alla grande. Quando ho un posto decente su cui appoggiare la schiena è ok. Sono le due e piove… lo so perché dovrei andare in bagno. Mi riaddormento.Ma piove più forte.Lo so perché dovrei andare in bagno più forte.Apri chiudi la zip…con l’agilità di un ippopotamo nel salto in alto.
Ma ho visto bene di mettere la tenda in culonia rispetto al bagno. Alla fine esco.
La moto nuda e cruda stoica sotto l’acqua, io anche e nel frattempo sono spuntate 3 mazze da tamburo 2 porcini e6 chiodini..perché c’è asciutto…e i sandali fanno splat . Mi ri-intendo (se rincaso…ri-intendo..no ?) asciugo i fetoni e buonanotte..
GIORNO 2


17 gradi. Un paradiso eh ? Al mattino è praticamente asciutto del tutto il terreno.
Ma ogni tanto il cielo fa una leggera pisciatina. Confido che nessuno dei tremila sensori sia andato in malora sotto la pioggia, pregando “san Mandello”.
All’entrata dell’antibagno un signore corpulento ,estremamente corpulento mi dice qualcosa e io ovviamente rispondo ja. Potrebbe avermi detto che ha intasato il cesso e di non entrare o che ho una faccia da pirla. Ho anche con me il telefono , perché in Italia sono abituato a fidarmi delle persone. Capisco che sicuramente avrà detto qualcosa simile a “Ciccio ti conviene aspettare prima di entrare.”
In effetti qui l’areazione è affidata a questa generosa apertura..a circolazione di speranza.
ok “Veni, vidi, feci..” a cui segue “lavazione” personale ed estrema igienizzazione.
Ho un amico che non è mai stato oltraalpe e pensa in Germania sia tutto a norma a regola e splendido a livello impiantistico. Io in 40 anni ho visto cose non potete immaginare…e ogni tanto per farlo convinto le fotografo. Ovviamente spesso non ci crede.
Comunque visto che non si riferiva alla qualità dell’aria , resta l’ipotesi che mi abbia detto la seconda. Scatto la foto all’evolutissimo ed efficiente sistema di areazione.

Mi biker vesto e vado in paese. C’è tutto quello che serve. ATM in primis. Benzina poi.
Torno alla base “pienato” e chiedo informazioni sul giro che dovrebbe svolgersi alle 13.
Nel frattempo un via vai di moto che arrivano, sostano e ripartono placidi. Non sono l’unico anormale. Ma non vorrei venire fin qui per sentirmi tale.
Faccio colazione,e scopro che la birra costa meno della bottiglietta di acqua.
Deve essere acqua miracolosa. Inizia il caldo e nonostante sia all’ombra giù acqua.
Smonto il mio “laboratorio chimico” che Heisenberg mi fa ‘na pippa…e lo faccio senza maschera io… tanto ho i polmoni buoni di un novantenne…
Ora di cose strane ne ho viste. Di persone anche.
C’è il tizio con la toppa dei black sabbath e quello con gli acdc che invece di parlare il rovigotto parla il dialetto locale..
Secondo me è sempre quello, uno e unico che ha il dono dell’onnipresenza.
Ma il tizio canuto con barbetta, di 42 kg che arriva su una vecchia NTX indossa una tuta anni 60 rossa ma sbiadita sul rosa a chiazze.
Metto gli occhiali. Il pantalone porta una fascia lombare di sostegno gommosa.
Ma poi in fondo ai pantaloni non capisco bene. Sembra che abbia un elastico come quello dei copricalzettoni da calcio.
E la riga rossa orizzontale sulle suole blue ? tutto uno con il panta ?
Dai non ci credo. In ciabatte di gomma. Con elastico sotto la suola. Quando si dice voglio star comodo. Provasse a farlo ora con euro 5…grigliata mista aroma plastica garantita.
Immancabile il guzzista che ha preso d’occasione di merdesima mano la sua california e chiede aiuto perché la tensione di ricarica della batteria è bassa.
Che a vederla non è mica male la moto. Ma poi vedi che ha solo 32000 km. E mi convinco che meno le usi più avrai rogne.
Un signore pinguetudinoso (come avrete capito qui non si scherza con il cibo) si adopera ad aiutarlo, chiede di fare rimuovere il copri fusibili e si flette sulle caviglie che penso potrebbero scoppiare spargendo sangue e carne ovunque.
Invece ha la grazia delicata di un cardiochirurgo (ma di quelli bravi) e uno ad uno cura i fusibili per riportare poi la tensione a livelli maggiori.
Io dall’alto della mia italianitudine (suona benissimo non correggetemi per piacere!) non posso esimermi dal dare un consiglio al proprietario elvetico.“Misura la tensione all’uscita del generatore”.”
Dice che lo farà a casa. (Si se ci arrivi…)
Io ho poco da ridere. Non so nemmeno dove siano i miei. E il bello è da qualche anno non mi interessa proprio saperlo. Qualcuno me lo ha anche detto. Sicuramente.
In questo sono il guzzista più hondista che ci sia.
Se l’accezione è “Giro la chiave e vado.”
Che poi anche sulla vecchia AT nel 98 al ritorno dalla foresta nera in discesa dal passo Resia ho scoperto che i regolatori si bruciano.Quindi ? Vai e abbi con te una carta di credito valida. E quando ti capita sarà sempre sotto la pioggia.
Certo , se sei nel nulla sono cazzi. Ma io evito. O ci provo. Già ribaltare la moto sugli appennini può essere “extreme adventure”. Insomma per il corto raggio…mi affido al patrono dei non sfigati S.Ritorno.
Alle 13:01 non si muove una foglia , una mosca ma nemmeno una moto.
In Italia ? saremmo partiti alle 9, motori accesi alle 8:30 , termocoperte alle 8:15 previsti 5 passi alpini ma visto che ci siamo mettiamocene dentro altri 2.
Prendo in mano gps e preparo il ritorno.
Alle 13:30 mi sembra di essere Fantozzi che attende la partenza della coppa cobram.
Allora, anarchicamente italiano che non sta in colonna saluto e parto per il ritorno.
Paesaggi stupendi tra coltivazioni di luppolo a perdita d’occhio e colline verdissime appena accennate.


I km scorrono veloci nel senso , senza intoppi. Qui gli intoppi possono essere i trattori…o mezzi agricoli vari ed assortiti. Quelli giganteschi che occupano l’intera carreggiata! O i cavalli. Alla domenica si cavalca. anche. Se la benzina cresce ancora potrebbe essere che approccio l’equitazione.

Si va e si va a sud fino quando scopri che la stradina privata che intendevi percorrere al confine Germania – Austria è chiusa giusto perché ci devi passare tu. Solo tu e solo oggi. Domani riaprirebbe. Domani.
Allora siccome sei fresco come una rosa, aggiungi altri 80 km al giro. Cosa vuoi che sia no ? Nel frattempo sui rilievi alpini vedi scuro. E pioggia. Di quella che vedi.
Circumnavigo un po’ la perturbazione, nei pressi di Rosenheim una stazione di servizio propone bottigliette di acqua a 3,25 euro. Ma non ci penso proprio.
Un po’ di scorta ce l’ho sempre. Tiè!
Sono fortunato e il meteo non solo sembra tenere ma pure caldo…tutta statale e sono sopra Innsbruck dove in effetti qualche goccia inizia a sentirsi, dico io “portata dal vento”.
Arrivo al bivio che mi interessa ma un cartello indica il divieto di transito alle moto per il fine settimana. Io son così.
Un signore in passeggiata con il cane mi vede sconsolato.
Mi dice “NON PASSARE “…. e chi sono io per non ascoltarlo lui autoctono DOC ?
NON PASSO e arrivo in Italia. Dove mi attende il cielo plumbeo nei pressi di Vipiteno che oltrepasso e sono le 21:15.
In lontananza ma poco poco… è temporale. E oggi non c’è da scherzare. Da me la settimana scorsa giù alberi e danni vari.Di temporali…quelli belli scuri…
Entro in un bar desolato, bevo un succone ghiacciatone ,ideale per l’occasione…Ordinare un the caldo mi faceva sfigato e la faccio breve : apro booking mi da alloggio a 8 km e confermo senza passare dal via…
Sono a sud di Vipiteno di pochi chilometri e quindi ora devo risalire . Prenotazione fatta. Figo.
Sistemazione: Ovviamente quella più vicina.
Iniziano le gocce. Va beh… amen. Tanto tra poco siamo comodi.
Accendo moto, imposto il GPS sul nome del Gasthof.
EH STI CAZZI SONO 35 KM.
Attenti…Booking mente sapendo di mentire.
Quello che non volevo fare lo faccio ma molto peggio di come mai avrei voluto.
Ore 10:30 passo Giovo con la pioggia. Con gli occhiali. E che DUE COGLIONI.
Uno sono io l’altro quello che ha pensato lo stratagemma delle distanze del software…
Riprovo sgradite sensazioni dette “demmerda” che non avrei voluto. Quelle che ti fanno dire…e pensare un sacco di cose. Non belle. Nel mentre sarei giunto a Bolzano, mi sarei bagnato e asciugato lungo il tragitto.
Quando arrivo alla reception fradicio e gocciolante del bell’albergo gli avvenenti al bancone del bar mi guardano ovviamente compatendomi.
E chevvedevodi ? Avete pure ragione voi!
Doccia calda, qualcosa da sgranocchiare lo avevo nella borsa serbatoio e nanna. FISSA.
GIORNO 3
Il mattino è meteorologicamente promettente. La colazione mi riappacifica con il pianeta disastrato. Vorrei dare un bacio al titolare per cotanta bontà di sapori.
Alle 8 sono già in sella pimpante (pimpante…dai si scherza…) e si scende. Piglio stradine e stradelle pur di non arrivare in fondo valle. Perché c’è il sole…e faccio benissimo.

Nei pressi di Tn imbocco la A22 ma secondo me sono ladri in malafede. Fuori dal casello nessun avviso appena entrato colonna e rallentamenti. Ok non avevo collegato il GPS alla rete ma straminchia un cartello dovrebbe essere obbligatorio. Invece fanno quello che vogliono. Come vogliono.
Fare passare le moto agevolmente in itafrica non è contemplato in caso di colonne.
Esco e faccio il giro “turistico”, sponda dx e sx Adige, qualche pattuglia di controllo ma sono ligio . Sono ligio fino quando non mi accorgo di un semaforino rosso su un ponticello deserto al termine del quale c’è un altro semaforo rosso. Due is mei che uan. E Mi fermo al 2. Ma sono certo che il tempo di transizione tra i colori sia stato estremamente ma estremamente ridotto. Non sono MAI passato con un rosso in vita mia. E rarissimi gialli.
Riguadagno altitudine imboccando la Graziani salendo da Avio, poi Novezza e la montagna è invasa nei parcheggi e idioti che attraversano ovunque a piedi e con ogni mezzo. Alle 15 sono a casa che gongolo . Per il viaggio fatto e per il fresco.
LA MOTO
“Lei è meglio di me“. Ma non ne avevo dubbi. Non che ci voglia poi molto eh ?
A fronte dell’uso di questi anni mi sento ora di tirare qualche somma ora davvero.
In questi oltre 53000 km , fatto salvo per un allarme rientrato di un sensore aria è sempre stata all’altezza di ogni situazione. E ci mancherebbe altro dai.
Ah no…il cuscinetto ruota. Ma la storia… è molto dubbia. (vedi pippone)
Mai una esitazione nelle partenze, calde fredde post pioggia in questi anni.
Sarò stato fortunato ? Si anche.
Ma credo che la differenza la faccia anche chi la segue.
E’ forse una delle moto più “democratiche” e italiane che esista.
Vuoi fare uno sterrato ? Lo fai. Vuoi andare in viaggio in coppia ? Lo fai.
Autostrada ? Ci vai bene. Senza chiederle i 130 stracarichi in due .
Consumi ? commoventi. Oggi con il carburante carissimo viaggiare mi è possibile grazie a questa discriminante .
Fare i 25km litro è ben diverso dai 16. Oggi leggo di moto che costano 6/7000 euro vendute come miracoli della tecnologia. Belline davvero!
Poi leggi i pesi , ci sali in sella e sono 600cc che ti fanno sentire i 230kg e fanno i 18/19 con un litro. Le provi e hanno on/off. Poi arriverà la mappa. E ora ?
Per scaldare ? Scaldano. Sono E5+.
Mentre sei in attesa senti il tizio che con moto praticamente nuova chiede se si può sostituire la girante della pompa in sintetico con quella metallica..perché sulla chat qualcuno ha detto che non vanno bene e vorrebbe prevenire..“attendi arriverrano” e come cantavano i Righeira “l’estate sta finendo e un anno se ne va…….”
Ultima letta di un venditore che ha rifilato una moto di queste a una ragazza che pensava di usarla come “scooter” in abruzzo. Quando si è professionali eh !?
Lo dico non per denigrare, anzi ma perché dopo reale interessamento ho fatto alcuni ragionamenti “razionali”. Tra questi rivaluto immensamente l’illuminazione.
Sottovalutata da tanti. La sua ?
Eccellente e determinante a portarmi alla meta ancora una volta perché l’avventura non è solo andare in africa ma anche in questo caso trovarsi al buio completo sotto la pioggia su un passo a 2100 metri e avere davvero luce.
perché poi quando aggiungi accrocchi , tali restano…tra contatti e potenze e illuminazioni e omologazioni varie.
Il cardano ? Dite quello che volete, delle catene senza manuntenzione etc.. ma polvere sabbia sale pioggia e MAI fatto nulla. Anzi ci ho fatto di tutto!
Comfort ? Buono. Con la sella comfort ha guadagnato punti. Migliorabile.? si sempre tutto!
Anche se qui la considerazione è davvero parecchio personale. Io sono corpulento. Le dimensioni della moto sono compatte. Potrebbe essere più accogliente sacrificando un po’ il passaggio stretto verso il serbatoio. Si potrebbe essere ancora più comoda.
Calore. Qui ho notato una cosa strana. Mediamente davvero buona.
Raramente ed ogni tanto sento maggiore calore. Come se ci fosse un qualche ciclo di lavoro del catalizzatore che spinga le temperature verso l’alto per poi ripristinarsi.
Se avessi un termometro apposito sarei curioso di fare dei rilevamenti.(deformazione dell’analisi dei dati..) Intendo a perfette parità di condizioni di temperatura ed andatura in viaggio.
350 gradi. Non celsius.
Insomma l’arco di utilizzo della moto è davvero a 350 gradi. Avete letto bene.
Considerando l’architettura del motore un vero miracolo. Forse.
Ne mancano 10 e sono per mia fortuna quelli che non uso praticamente MAI. Commuter urbano estivo. Parlo della mia. Originale in tutto e per tutto ad eccezione del mono ORAM.
Anzi ne mancano 15.
Trovo il mono posteriore per sua struttura priva di leveraggi migliorabile. Se davanti puoi intervenire con molle olio etc dietro è un limite intrinseco alla scelta attuale.
Capitolo commuter. Coppa maggiorata e radiatore olio renderebbero questo motore adatto anche agli spostamenti in ambienti urbani caldi, allargando non poco il bacino di utenza .
Non mi farei oggi con la v85tt 900km in coppia carico in autostrada tedesca.Sono situazioni vissute. Estreme? Forse. Ma nemmeno tanto impossibili. Oggi magari non più 900…. ma 5/600.
Sarei tentato di provare altro? Si.
Certo poi se mi pento potrei sempre riprenderne una.
Ma : vorrebbe poi dire riassettarla “per me” tra sospensioni cupolini borse e sopra borse, porta gps, accessori etc etc..chi ne ha più ne metta.
LAVASTOGLIE E OPINIONI.
…Intanto i chilometri si accumulano ed è sempre un gran bel girare.
In fondo, a ben pensarci, forse le moto che scegliamo finiscono per assomigliarci un po‘. Sono un riflesso “discreto” di quello che siamo e del modo in cui preferiamo stare al mondo e sulla strada.
C’è chi sceglie la sicurezza del brand blasonato anche perché fa status o confida una presunta o reale superiorità tecnologica. C’è chi si lancia sulla novità esotica venuta dall’est, convinto di aver scoperto l’America prima di tutti gli altri. E poi c’è chi si affida al semplice, nostalgico e nostrano: un motore, due ruote e tanta speranza.
La domanda sorge spontanea: perché se critichi una moto, il proprietario se la prende come se avessi insultato sua madre?
Semplice. Perché la moto non è un elettrodomestico.
Non è che se dopo una cena dici a uno “la tua lavastoviglie fa un rumore strano”, quellomette la bocca storta.. Ma la moto no. La moto è un’estensione dell’anima (e del portafogli) di una scelta, di un gusto, a volte (spessissimo) anche di un limite economico.
Quando tocchi la moto di qualcuno, entri in un campo minato psicologico:
- Se tocchi il blasonato: gli stai ricordando che ha speso una valigiata di banconote di grosso taglio per un’astronave dal parcheggio difficile e che, alla prova dei fatti, può avere la stessa difettosità di una qualsiasi moto italiana, giapponese o cinese. A volte anche peggiore, se rapportata a quello che è costata.
- E soprattutto gli stai ricordando che quel prudenziale «richiamo in garanzia» che il comunicato ufficiale presenta come una piccola precauzione tecnica, per il proprietario può trasformarsi in una disgrazia: moto ferma, officina, attesa del ricambio, telefonate, settimane che diventano mesi.
Ma qui arriva il capolavoro.
È persino felice..
Perché durante il fermo della non sua ancora moto gli danno la moto di cortesia.
E così quella che dovrebbe essere una seccatura diventa quasi un privilegio: «Me l’hanno data sostitutiva!».
Nel frattempo, però, bisogna pur fare qualcosa.
E allora parte la terapia sostitutiva: la ricerca compulsiva dell’ultimo acquisto di tendenza.
Durante il fermo non si limita a leggere informazioni sulla propria moto. No. Si mette a inseguire il prossimo oggetto indispensabile per essere avanti: il casco che «ha cambiato tutto», la giacca che «è un altro pianeta», lo stivale che «finalmente è tecnico», il gadget che «chi ce l’ha non torna più indietro». - L’ha consigliato il profeta sul forum.
- Naturalmente è lo stesso profeta che due anni prima aveva decretato che la scelta definitiva fosse Rev’it, e prima ancora un’altra marca, perché l’importante non è arrivare a una scelta definitiva: è essere sempre aggiornati sull’ultima scelta definitiva. Da domani si trasformerà in un nuovo eroe Marvel “RukkaMan”
Il ciclo è perfetto.
Compri → ti convinci di aver fatto la scelta migliore → la racconti agli altri → compare il modello nuovo → scopri che quello che hai comprato ieri è già superato → compri di nuovo.
E tutto questo deve essere accompagnato da una curiosa rappresentazione di sé stessi.
«Io non guardo i soldi.»
«Per me la qualità viene prima di tutto.»
«Non compro mai per moda.»
Certo. Infatti la carta di credito ha appena preso fuoco per autocombustione. E se soltanto osi far notare la contraddizione, parte immediatamente il riflesso condizionato: - «Sei solo invidioso perché non te lo puoi permettere.»
È la risposta universale che evita accuratamente di discutere il merito della questione.
Non importa se stai parlando di affidabilità, rapporto qualità/prezzo, durata, reale necessità dell’acquisto o semplicemente di una scelta consumistica. Se hai un’opinione diversa, non puoi averla perché hai fatto un ragionamento. - Devi essere povero. E soprattutto devi essere invidioso.
Spesso la realtà è molto meno leggera..
Perché magari tu con la banca ci collabori.
Non come cliente.Non hai un centesimo di debito con nessuno.Da decenni.
E nel frattempo, invece delle notifiche delle nuove collezioni, ti arrivano quelle delle agenzie di recupero crediti.
E allora, quando vedi sfilare davanti a te rate, finanziamenti, rinnovi, permute e acquisti compulsivi mascherati da «passione», quello che provi non è invidia.
È tristezza.
Reazione: «Eh ma la svalutazione… eh ma la rivendibilità, la rete !» - Se tocchi l’esotico a basso costo: Gli stai rovinando il sogno dell’incompreso illuminato. Lui è “avanti”… e visceralmente più furbo degli altri. Gli fai balenare la possibilità che alla prima rogna reale dovrà attendere un pezzo di ricambio da Shanghai via nave cargo per sei mesi, o che dopo appena tre anni la sua Zontes l’hanno già mandata fuori produzione. Sia chiaro: se entri nella logica dello smartphone, dove cambi telefono ogni anno perché tanto costa poco e se si rompe ne prendi un altro, tutto fila ineccepibilmente. Ma vaglielo a spiegare… Il concetto di “durata”, di qualità nel tempo e diciclo di vita del prodotto (magari con un occhio all’impatto ecologico di questo consumismo usa-e-getta) è roba da delegare volentieri ad altri.
Qui entriamo in un territorio ancora più interessante, perché oltre alla moto c’è di mezzo una piccola contraddizione ideologica. Il proprietario occidentale è giustamente convinto di meritarsi ferie, ferie pagate, orari di lavoro decenti, sicurezza, diritti sindacali, libertà di espressione e la possibilità di scrivere su Internet praticamente qualsiasi cosa gli passi per la testa. - Poi sale sulla sua moto cinese, pagata una frazione di quello che costerebbe un prodotto europeo, e guarda con ammirazione al sistema che gliel’ha permesso.
Ed ecco il piccolo cortocircuito: pretendiamo per noi tutto ciò che consideriamo un diritto fondamentale e, contemporaneamente, apprezziamo il prezzo stracciato ottenuto là dove quei diritti sono costati — e in molti casi costano ancora — molto meno. O proprio non esistono. - Reazione: «Eh ma ha gli stessi componenti della marca X, solo che costa la metà e tanto i pezzi li fanno tutti là!»
- Se tocchi il giapponese dal “mito indistruttibile”: Gli stai smontando un dogma religioso. Parlare con loro è una causa persa, perché la risposta è sempre “non si rompono mai”. Poi però ci sei passato tu in prima persona — magari tre su tre: la KLR con il motore che decide di tirare le cuoia e fumare bianco proprio mentr stai per darla dentro in cambio di una leggendaria Africa Twin rimasta al buio a bordo strada per il classico regolatore di tensione cotto, o il mitico Ténéré 600 grippato in allegria ancora prima al ritorno da Rovigno.. Ma se glielo ricordi, diventi automaticamente un eretico. Roba da esorcista.
Hai soccorso il moroso di tua sorella con una nuova drag star wannabe amerigan fermi a Garda, la coppia con cui vai in giro salta il tour in Baviera con la kawa ferma in officina…e …e…e… - Reazione: «Eh ma il tuo è un caso unico… li conosci tutti te ! di solito fanno trecentomila chilometri solo cambiando la candela!»
- Se tocchi il nostrano: Attacchi il suo romanticismo meccanico un onta alla nazione… Gli stai dicendo che la sua adorata compagna di viaggi trafila un goccio d’olio e ha la tecnologia elettrica di una dinamo da bicicletta del ’78. R
Per non parlare del fatto che cercare assistenza all’estero è come girare la ruota al casinò con un croupier che bara…mentre tu sei bendato.
Spesso gira con rottami anni 70, ha fatto incetta di gomme all”autodemolizione 30 anni fa. Ora gira con pneumatici che hanno la consistenza del rovere stagionato. Dal suo giubbotto consunto di jeans spuntano fusibili cavetti e pinzette. Gira con lo stretto necessario, giusto quei 9/10kg di attrezzi perchè non si sa mai. Il bagaglio torre di Pisa style dondola sfidando le leggi della fisica legato con un elastico sfilacciato perchè il bauletto è antiestetico… mentre il sacchetto o la borsa sono glamour e pratiche secondo lui. Il grave poi è che conosce anche la tolleranza del gioco valvole.
La sua è indiscutibilmente la vera unica e ULTIMA moto italiana. Quella uscita pari pari dopo 4 mesi a cui hanno cambiato solo il colore del fianchetto ma ai suoi occhi è un vero cesso. Il telaio secondo lui è un capolavoro.
Si se si parlasse dell’epoca d’oro dei cugini di campagna e di carpenteria pesante sarebbe pure fenomenale…
Oppure il moderno. Estremo. I cui tagliandi li devi prenotare 6 mesi prima, costano come mezza moto orientale o una vacanza estiva di coppia e tutte e due assieme. Che per impostare un parametro devono avere 7 lauree in elettronica e collegarsi alla casa madre.
Reazione: «Ha carattere! Tu non puoi capire l’anima di questo motore!»
Se tocchi l’americano da “biker lifestyle”: Qui non stai semplicemente criticando una moto: stai profanando un’intera religione. Perché la moto non è più un mezzo, è un’identità. E soprattutto è un’identità rigorosamente codificata: giubbotto nero, stivali, bandana, patch, teschi, borchie, cromature e immancabile scritta in inglese. Tutti vestiti praticamente allo stesso modo, tutti con la stessa faccia da duro e, cosa ancora più curiosa, tutti convinti di avere una moto originale, unica e profondamente personale. - È il trionfo dell’individualità prodotta in serie: compra una moto uguale a migliaia di altre, la personalizza con gli stessi accessori che hanno già montato migliaia di altri, indossa la stessa divisa degli altri e poi parte convinto di rappresentare uno spirito libero e anticonformista.
- Puoi persino azzardarti a dire che pesa come un’utilitaria, curva come un armadio su una scala mentra provi a farlo salire e che per cambiare direzione devi iniziare la manovra con tre giorni di anticipo. Ma attenzione: non hai criticato una motocicletta. Hai messo in discussione la sua vita..o quella del suo alter ego.
- E qui arriva la parte più interessante: spesso questo fantomatico “stile di vita” dura esattamente quanto il bel tempo. La moto esce dal garage ed il cavaliere ha l’abbigliamento da battaglia,ma poi torna a togliersi il costume per ritonrare nei panni di Klark kent, occhiali ufficio lavoretto e bravo guagliò.
- Reazione: «Tu non puoi capire. Non è una moto, è uno stile di vita.»
- Certo. Uno stile di vita confezionato, omologato e disponibile in più taglie.
Alla fine, criticare la moto di un altro è un po’ come dire a un padre, a bordo campo durante la partita della domenica, che suo figlio sta giocando proprio male… Magari è la pura e semplice verità, ma non è un’informazione che quel padre sia disposto ad accettare senza controbattere. Raramente, no? Eppure a volte tutti possono giocare male. Anche una stagione intera.
La verità? Chi è davvero in pace con il proprio catorcio è il primo a prenderlo in giro.
La mia attuale ? Non eccelle in nulla in modo esasperato: non ha la cavalleria da pista, non ha la stazza di un incrociatore e non è fatta per fare la sfilata scintillosa davanti al bar.Col cupolino Givi che ho montato è pure oggettivamente sgraziata! Vuoi andare ai 130 e oltre fissi da lecce ad Amburgo in due carico ? Lasciala perdere.
Però fa benino davvero tutto, senza mai tirarsi indietro. Non è appariscente, non segue le linee omologate, è solida, sincera e mi porta sempre a destinazione in totale sicurezza. Come tante altre ? Si ! Ma piace a me. Per ora.
Ecco, alla fine di questo viaggiol’unica vera certezza è che io, tra acciacchi e calorie, consumo decisamente moooooooolto più di “lei”. Ma finché la chiave gira,la strada chiama e soprattutto il fisico regge va benissimo così.

