Ebbene si. L’ho soprannominato Pota-Tour.
Ed oggi presento una delle mie zone predilette. Una delle mille mila direte. Vero.
Mi piace. Tanto. Anzi “adoro” il PotaTour. L’ho chiamato così.
E ovviamente molti di voi lo avranno già capito…Allora per questo , come dicono a Brescia, “Pota!”
Dove
E che poi non ci siano “passi” da nominare come false conquiste eroiche e locali riconoscibili è altrettanto salutare.
Per il benessere solitario mentale e motociclistico. Mio almeno.
Ma andiamo avanti. L’itinerario di circa soli “200” km circa può sembrare corto. Finché poi non lo fai. E quando lo hai fatto arrivi “sfattino” ma soddisfatto.
Se come me ami i luoghi ameni e brekkenosi.
Come
Prima seconda. A volte terza.
I ritmi qui sono quelli SLOW per forza di cose. I freni devono essere buoni.
Gli pneumatici anche. Ci vorrebbe anche una forma fisica discreta. Ma facciamo finta che ci sia e facciamo con quel che abbiamo.
Le stradine quindi ? Brutto asfalto, spesso carreggiata senza protezioni e a volte burrone a lato a perdere. E non mancano le buche..i rattoppi.
Detta così sembra di essere in qualche paese remoto asiatico. Non così tanto.
Richiedono attenzione. Ma si è ripagati da scorci unici, pace e autenticità.
Perché puoi trovare il trattorino scassato con annesso carrellino che porta la legna oppure una mucca dietro la curva.
O ancora l’anziano che ti guarda strano che a bordo strada passeggia con il cane.
E’ Italia minore. Che adoro. Quella del fumo che sale dai camini accesi di vecchie case con tante storie vissute.
Dei folti boschi e di una natura pulita. Custodita con silenziosa e orgogliosa gelosia.
Stretti e difficili percorsi che congiungono una contrada ad una chiesetta e poi magari il nulla.

E’ un giro in cui si attraversano borghi di montagna , quelli ancora autentici nella loro semplicità, e si giunge a soste in inestimabili GIOIELLI. Almeno per me.
Quello che amo definire Italian Style. Dove la bottega piccola ha il pane caldo sfornato e il formaggio è quello davvero buono.

Riflessioni
E poi c’è la componente umana.
Con l’inflessione dialettale delle persone. Vere.
Chiuse ma gentili. Non ricche ma oneste.
Luoghi in cui la deriva tecno-sociale-globalizzante trova resistenza.
Nei gesti. Nella gentilezza. Nella memoria di chi siamo stati.
Nel rispetto e nella celebrazione di oggi e di ieri, magari con dei semplici fiori posti su un davanzale o in memoria di un proprio lontano parente caduto per la libertà.
Con la cura e il rispetto che il nostro paese meriterebbe. Ovunque.
Da parte di tutti.

Questo giro come scrive all’inizio è un rifugio per l’anima.Per me.
Magari lo diventerà anche per voi. Se avete affinità a questo modo di girare e vivere.
Dove un selciato poi diventa sconnesso.
Come se poi separasse, nemmeno tanto metaforicamente, mondi lontanissimi tra loro per modalità di vita e tempi , eppure contigui.

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